Sabato 26 marzo si è svolta l'ultima finale di Sotterranea 2005

I B-Blast di Perugia hanno vinto Sotterranea Rock, bissando il successo del '99
i Ctlab di Catania hanno vinto Sotterranea Altre Tendenze

articolo di Goo, foto di Umberto Candiani

SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP), BRUNCH. SABATO 26 MARZO, ULTIMA FINALE DI SOTTERRANEA 2005 - Anche quest'anno sono arrivato all'ultima serata di Sotterranea illeso, la cosa mi conforta, vuol dire che le band hanno imparato ad accettare le analisi ed hanno capito che se ci si mette in gioco, su di un palco per giunta, bisogna accettare, non obbligatoriamente condividere ma accettare, le critiche altrui sia positive che negative. Solitamente arrivo alle 17 e riesco a vivere bene l'ambiente, ad ascoltare i check di tutte le bands e ad intuire umori ed aspettative mentre oggi, causa traffico, ho un'ora di ritardo e arrivo al Brunch LP mentre il primo gruppo sta finendo il check. L'impatto è buono e trovo anche volti noti a questa manifestazione. Alcune bands si conoscono, la situazione sembra "filare" tranquillamente.

Vi parlo della serata, premettendo che hanno vinto Sotterranea Rock i B-Blast di Perugia, in gara il 26 marzo, bissando il successo del '99; primi di Sotterranea Altre Tendenze i Ctlab di Catania, che si sono esibiti alla finale del 19 marzo.

Oggi, 26 marzo 2005, è il sabato di Pasqua ma la cosa non sembra aver influenzato il pubblico Sotterraneo. A rompere il ghiaccio ci pensano i Tre Verticale di Trento. I Tre Verticale sono un duo che per questa volta si scinde e visto che Sotterranea è un concorso per bands emergenti, e non per solisti, non so che tipo di riscontro possa ottenere. Il cantante-chitarrista offre sonorità delicate e melodie toccanti che a volte, eccessivamente ripetitive, finiscono per accanirsi sulle linee vocali stesse e sembrano non trovare una strada. I brani sono piacevoli al primo ascolto ma, probabilmente a causa delle basi preregistrate, la spinta latita. Così com'è non è male ma chissà quanto potrebbe migliorare con una band dietro!?! Sicuramente un autore interessante e mi auguro di trovare il modo di riascoltarlo con altri musicisti al seguito.


Tre Verticale di Trento

Secondi sul palco, dopo esser stati presenti nella finale dello scorso anno, i MaPo di Caserta. Se non erro quest'anno sono orfani del tastierista, orfani poi non molto. L'impatto è sicuramente maggiore rispetto allo scorso anno e la band appare molto più compatta. Si raffinano molto anche gli arrangiamenti e le migliorie sono dovute ad una più chiarezza di ruoli e meno sovrapposizioni "rubascena". Batterista e bassista hanno un buon tiro e alle chitarre non resta che rockeggiare. I chitarristi sono notevolmente migliorati. Lo scorso anno ero dell'avviso che ne bastasse uno mentre quest'anno ho la sensazione che la convivenza tra i due sia possibile. Buone le ritmiche, in alcuni brani hanno senso anche i soli di chitarra perché ben fatti e non esagerati (si fa per dire, qualche nota in meno è sempre ben accetta!). Anche se un po' sottotono non è da sottovalutare la performance canora. La front-girl ha un bell'impatto scenico oltre che per doti naturali anche per come interpreta i brani. La voce è esile e suona molto bene con le melodizzazioni eseguite, ma manca di potenza, sembra (posso anche sbagliare) che non ci sia l'utilizzo del diaframma. È un peccato perché la band suona bene ed i brani sarebbero anche radiofonici ma per i live bisogna che si organizzino per far si che la voce esca meglio dagli impianti. A me siete piaciuti anche se devo dire che siete poco "Sotterranei".


MaPo di Caserta

Il Pasto Nudo di Bari è la terza band della serata. È uno stoner con un forte tiro quello eseguito dai quattro pugliesi; il batterista offre legnate in quantità e non falla un colpo, mentre, il bassista, elemento cardine della band e di tutti i brani nonché forte elemento scenico-performativo, compie linee molto efficaci e capaci, da solo, di reggere i brani. Il chitarrista avrebbe un compito arduo; quello di completare, con riffs e suoni più o meno scarni, l'arrangiamento. Ho detto avrebbe perché se lo ha fatto non s'è potuto capire alla perfezione; il volume della chitarra era talmente alto da non poter permettere di comprendere quello che accadeva, il volume era veramente alto, mi sono anche recato dal fonico ed ho anche chiesto che venisse escluso lo strumento dalla diffusione. Cosa che ha fatto, ma il risultato non è cambiato. Ragazzi, tenere "a manetta" gli ampli è controproducente, quando si suona prima di smanettare con volume ed equalizzatori c'è da tener conto di quanto è largo, profondo ed alto il posto in cui si suona, etc. etc. Del cantante non posso dire nulla perché ho fatto fatica a capire quello che diceva e come lo diceva, il alcuni punti mi è sembrata una buona esibizione la sua. Per onestà devo dire che questa band è la stessa di cui ho avuto modo di ascoltare l'ultimo brano e mezzo del check sound e devo dire che è una buona band che probabilmente avrà buone occasioni nell'underground se riesce a suonare o nel nord-est Italiano o in Germania e dintorni, purché imparino ad abbassare almeno un po' i volumi! La speranza è quella di rivederli il prossimo anno a Sotterranea, perché è una manifestazione che fa per loro, e dal mio animo stoner… inboccaallupo!


Il Pasto Nudo di Bari

La quarta band, F.A.T.A. (Fuoco - Acqua - Terra - Aria), viene da Modena ed è una affezionata di questa rassegna, se non ricordo male questo è il loro terzo passaggio. Il quintetto si esibisce su fondamenta dark-wave inserendo prospettive indie. Il pilastro scenico-sonoro, come nelle altre quattro esibizioni a cui ho assistito, è il tastierista; l'uso dell'effettistica e molto buona e gli arrangiamenti da lui curati non sono in alcun modo banali. Il batterista è un metronomo che sa tirar legnate sul rullante e non disdegna la pacca secca sulla cassa, il bassista fa un buon lavoro di sostegno. Il chitarrista utilizza effetti appropriati e non sovrappone mai il suo lavoro sull'arrangiamento della tastiera. Il cantante è un buon interprete, è pratico del genere e sa anche come attirare l'attenzione; un camice, una cornice ed atteggiamenti accattivanti. La band è valida e viene dal profondo anni '80 ben miscelato con elementi attuali, ottimi gli stacchi dance proposti. Questa band merita sicuramente più fortuna di quella che ha trovato finora e gli auguro di trovarla al più presto.


I F.A.T.A. di Modena

Dalla provincia di Perugia arrivano due bands, una curiosità che vi offro è che le due bands trovano elementi nelle stessa via di un paese della provincia perugina. Il primi perugini a salire sul palco sono i B-Blast, risultati poi vincitori di Sotterranea Rock 2005. Anche questa band è recidiva, infatti, credo sia la loro quarta esibizione a Sotterranea. Come al solito etichettare il loro genere non è possibile, sarebbe semplicistico definirli heavy-metal e sarebbe altrettanto sbagliato definirli crossover perché per crossover si intende altro. Loro danno un nome quasi cabarettistico al genere chiamandolo cross-over-me, ma onestamente, credo che, dire che facciano parte del grande circo rock sia più adeguato. È indubbia la loro presenza scenica che oltre a trovare un punto fermo nell'indomito cantante utilizza anche gli altri musicisti, compreso il batterista (è uno spettacolo vederlo). L'impatto sonoro è inebriante; rompono i timpani ma si può esser contenti che lo facciano. La batteria viene suonata in modo impeccabile, ogni singolo pezzo della batteria prende vita sotto le precisissime bacchettate inferte. Il basso ha un buon suono e sostiene con riffs ed effetti la sezione ritmica incalzata dalla batteria. Le due chitarre si intrecciano e si strecciano creando ordinatissimi muri sonori con caotiche linee che trovano equilibrio tra loro. Il cantante oltre ad utilizzare una canna vocale notevole ha anche imparato la modulazione canora e a giocare con il suo strumento, per la verità oltre alle corde vocali si dedica all'interazione con il palco, che divora e digerisce con estrema facilità. Nel brano "testa" c'è la massima espressione di questa performance, ed è buona e sapiente la mescolanza tra impatto analogico e loop campionati. Citandoli dico che "avere un senso non è un difetto" …ma…è veramente tutto frutto della loro testa? Sì, e mi sento di dire che è anche una bella testa!


B-Blast di Perugia, vincitori di Sotterranea '99 e 2005

Gli altri Perugini in questione sono i Rubik3. Il batterista ed il bassista forniscono un buon tiro su cui costruire arrangiamenti funk-rock, i chitarristi non approfittano della spinta dirigendosi verso riffs convenzionali non curando molto l'incastro tra le chitarre. La voce presenta buone sfumature e la cantante e brava nella gestione del suo strumento. Conquistano la scena mostrando sicurezza sul palco e con atteggiamento partecipe ondeggiano e "nazzicano la coccia" (scuotono la testa) come se stessero suonando un crossover spinto mentre gli arrangiamenti in alcuni brani soffocano il tiro della sezione ritmica. Sembrano all'affannosa ricerca di un proprio stile che non sembra trovare la strada. Definiscono il loro genere rock-geometrico; evidentemente, per trovare una linea di condotta nell'esibizione, bisogna sapere qualcosa in più della sola geometria piana, prometto che mi applicherò per la prossima occasione. Ovvio il mio incoraggiamento a non demordere perché la ricerca di una propria via non è semplice, l'unica richiesta è che una volta trovata la strada la si comunichi a "TuttoCittà" cosicché anche gli altri ne possano fruire.


Rubik3 di Perugia, Premio per il Testo Letterario

I penultimi a salire sul palco sono i 13Dive di Terni. Portano in scena un grunge piuttosto scuro; il suono della chitarra è buono ma il chitarrismo è latitante, eppure di chitarristi non dotati ma con idee, nel grunge, ne ho ascoltati. Il batterista, per dirla alla Skiantos, "pesta duro" ma questo non serve a far scintille con un basso dal suono molesto e dai riffs elementari che non danno supporto. La voce è quantomeno discutibile e priva di mordente, caratteristica per me indispensabile nel loro genere. Strilla e non molto altro. Non so se i 13Dive sono un trio o un quartetto visto che si sono portati anche il loro fonico di fiducia che non è riuscito, purtroppo, a migliorare l'impatto sonoro. Auguro, a me ed alla band in questione, che questa sia stata solo una serata storta dalla quale attingere poco o nulla e cercare di non ripeterne più, o almeno, che si verifichino meno volte possibile.


13Dive di Terni

Ultimi a salire sul palco sono i R.A.M. o meglio le Randagie Anime Musicanti, una formazione che spazia nell'hinterland della costa tra Ripatransone ed Ascoli Piceno. Dividono la scena con un orsacchiotto di peluche trattando temi tanto crudi quanto reali e ahimè attuali. Le basi strumentali sono folli ma non sconclusionate, o meglio, le basi forse non sono proprio folli ma è il mix ad essere folle; miscelano a basi electro arrangiamenti analogici, tra gli strumenti suonati ci sono, basso, chitarra, tastiere, sassofoni e chi più ne ha gliene dia, che tanto loro sono capaci di utilizzare di tutto per fare sonorità. Sicuramente una performance caratteristica nel panorama dell'infrequente. Molto bravi nel disinibire il proprio sé e a liberare il pubblico da ogni vincolo, facendolo sbizzarrire in commenti positivi e negativi. Ho una nota da spendere nei confronti di uno elemento dei R.A.M. Andrea Vecchiarelli che mostra, anche in questa occasione, la sua caparbietà: è sostenitore attivo di più progetti che seppur stilisticamente imperfetti hanno il merito di far discutere. Inboccaallupo anche per questo progetto.


RAM di Ascoli Piceno

Anche stasera vi dico la mia sui premiati della serata e stilerò la mia classifica ideale:
classifica personale (che oltre a prendere in considerazione i soliti parametri di valutazione, analizza altre due componenti: il feeling che la band sviluppa all'interno della stessa, prima, e la capacità di coinvolgere il pubblico, poi).

Clicca qui per visualizzare la classifica ufficiale di Sotterranea 2005

ROCK: 1) B-Blast 2) Divarikator, Fuoriluogo, Zap [parimerito] 3) Drow, Order and Disorder, Plaisir, Il Pasto Nudo [parimerito] 4) F.A.T.A., MaPo, Rubik3 [parimerito] 5) Firesons, Tre Verticale 6) Joanah's Faith, Loopcide, Swell 99 [parimerito] 7) 13dive, 73 Ponente, Eddie loves Mary [parimerito] - Marconotari [n.c.].

Concordo con gli attestati assegnati tuttavia vicino, in corsivo, scrivo gli altri possibili:
Gruppi e musicisti premiati al concorso nazionale per bands emergenti Sotterranea Rock 2005
Gruppo primo classificato: B-Blast / Concordo!
Premio per il Testo con un Valore Letterario: Rubik3 / Non mi espongo su questo punto, I'm sorry…
Premio Originalità: Il Pasto Nudo / Beh, se lo stoner è originale… si, altrimenti i B-Blast hanno creato in modo meno ovvio ed i Rubik3 hanno tentato una strada insidiosa che forse ancora non hanno trovato ma il tentativo non è discutibile
Premio Abilità Tecnica: B-Blast / Non si può che concordare
Miglior Arrangiamento: FATA / Effettivamente si, anche se Zap avrebbe potuto ambire anche a questo riconoscimento
Premio Espressività: Zap / Absolutely… su questo punto non c'è storia
Miglior Cantante: la voce dei Divarikator / Il più bravo anche tecnicamente ma non erano da sottovalutare il cantante del B-Blast e dei Drow. Tre cantanti con caratteristiche differenti ma indubbiamente con ottime capacità
Miglior Chitarrista: dei MaPo / Si è lasciato andare a solismi, è noto che non siano la mia passione ma li ha saputi costruire ed eseguire
Miglior Bassista: Il Pasto Nudo / Senz'altro
Miglior Batterista: Fuoriluogo / Senza ombra di dubbio un ottimo batterista anche se io ho un occhio di riguardo per il batterista dei B-Blast
Miglio Tastierista: FATA / L'unico con qualcosa in più
Miglior Strumentista: tastierista e campionatore dei Drow / Ci può stare

ALTRE TENDENZE: 1) Qun 2)La frenk 3) Corpi Contusi, Ctlab, R.A.M. [parimerito]

Concordo con gli attestati assegnati tuttavia vicino, in corsivo, scrivo gli altri possibili:
Gruppi e musicisti premiati al concorso nazionale per bands emergenti Sotterranea Altre Tendenze 2005
Primo classificato: Ctlab / Non concordo nel modo più assoluto, visto che i Qun facevano parte di questa sezione non si poteva non premiare la superiorità tecnico-compositiva… almeno dal mio punto di vista che è palesemente diverso da quello della giuria.
Premio per il Testo con un Valore Letterario: Qun / Su questo punto non mi espongo…
Originalità: la frenk / Ci può stare anche se quest'anno in questa sezione non mi sembra che si sia brillato per originalità
Abilità Tecnica: Qun / Impossibile fare diversamente
Arrangiamento: Ctlab / Sì, hanno curato in modo capillare ciò che hanno messo in scena
Espressività: Ram / Non è detto che l'espressività si veda solo con una performance che interagisce con la sala come nel caso dei RAM ma sicuramente è stato il momento più espressivo di questa categoria
Miglior Voce: cantante dei la frenk / Poca concorrenza per il cantante dei la frenk che comunque non ha demeritato
Miglior Chitarrista: Qun / Non si poteva fare diversamente
Miglior Bassista: Qun / Non si poteva fare diversamente
Miglior Batterista: Qun / Non si poteva fare diversamente
Miglior Tastierista: Ctlab / Bravo anche se i Corpi Contusi hanno portato un tastierismo più estremo e sperimentale che nella sezione Altre Tendenze poteva avere miglior esito
Miglior Strumentista: il sassofonista dei Ctlab / Bravo.

Premi al di fuori delle categorie (vengono assegnati senza tenere conto in quale sezione i gruppi concorrono)
Registrazione di un demo presso lo studio MR di Pedaso, di Luigi Bruti: La Grande Tribù / Speriamo che serva al grande lancio ;-)
Premio Piceno on the Rock (accesso diretto alle finali del concorso di Ascoli Piceno): Divarikator / Vi risparmiate una serie di live pro qualificazione
Premio Concorso Disco d'Oro (accesso senza preselezione e senza quota di iscrizione al concorso per gruppi emergenti Disco d'Oro, a Casette Verdini di Pollenza - MC): Verbamanent / Inboccaallupo!
Riserve: Plaisir di Ascoli Piceno e Drow di Teramo / Io avrei mandato direttamente Eddie loves Mary

Molte bands valide hanno dato vita ad un alto livello musicale, che sarebbe stato più saporito se ci fosse stato un appuntamento dedicato alla finale. Avremmo apprezzate maggiormente le sette/otto bands, che si sarebbero contese la vittoria con una valutazione più approfondita.

Forse mi rileggerete il prossimo anno, forse no.
Saluti e baci, Goo.

nGoo - il sito di Goo Re-Censore

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Conclusa con successo Sotterranea Rock e Dintorni

I Verbamanent di Roma si impongono sui marchigiani La Grande Tribù

di GOO

SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP), SABATO 19 MARZO, BRUNCH - Miei cari lettori devo fare ammenda, mi ero promesso di inserire negli articoli inerenti a Sotterranea anche un parere sul fonico come ho scritto nel primo articolo, invece, causa eccessiva fretta ed eccessivi impegni che mi portano a non fornire gli articoli prima di metà settimana, nell'articolo della seconda serata non ho sottolineato che il fonico (Gianluca Feliziani) è stato veramente bravo e devo ammettere che sul versante pazienza se l'è ben giocata con il fonico della prima serata.
Stasera a ricoprire il ruolo di fonico c'è Domenico (pardon, non ricordo il cognome), con cui condivido insieme ad altri musicisti uno spiacevole contrattempo; ci troviamo (come ovvio parlo del 19 marzo 2005) alle 17:00 davanti al Brunch LP ma il locale è chiuso. Cosa fare? Chiama uno, chiami un altro fatto sta che alle 18:40 mettiamo piede all'interno. Ora, c'è da fare una sola cosa, fare tutto di corsa. Oggi le bands sono otto e molte di loro hanno parecchi elementi sul palco, alcune addirittura otto e nove elementi con strumenti che vanno a nozze con feedback e quant'altro possa creare difficoltà ad un fonico.
Oggi gli umori dei partecipanti sono più vari e si va dalla tranquillità apparente alla scazzatura potente, solo pochi sono effettivamente rilassati.

Tra un inconveniente e l'altro la serata ha inizio alle 23, minuto più minuto meno, con una band di Firenze i Loopcide (questa band è approdata direttamente alle finali di Sotterranea per aver vinto il concorso "Disco d'Oro" Casette Verdini di Pollenza - MC). La band offre una sorta di blues-rock di cui alleggeriscono molto le sonorità aprendo ad una sottile presenza dell'elettronica. Non suonano male ma i brani faticano a decollare, certe atmosfere creano un sound piacevole ma sono discontinue. Il cantante interpreta bene e sembra vivere i testi che canta con viva delicatezza. Le chitarre lavorano spesso in un unico senso doppiandosi i riffs l'un l'altra, solo in pochi passaggi creano robustezza, per quanto robusto possa esser stato l'ensemble, al suono. Batteria e basso compitano distinti ed intesi senza aggiungere molto ai brani. Probabilmente i cinque hanno delle giustificanti, forse l'esser prima band, con un sound check frettoloso eseguito poco prima di iniziare la performance, non ha fatto raggiungere la sicurezza necessaria per dare il massimo nei venti minuti concessi. Mi ha fatto tuttavia molto piacere aver notato nel pomeriggio la disponibilità nei confronti dell'organizzazione che si è trovata a gestire un'ora e quaranta di ritardo assolutamente imprevisto ed imprevedibile.


Loopcide di Firenze


I secondi a salire sul palco sono i Ctlab di Catania. Sono sette ragazzi ed una ragazza con un rodie al seguito ed i miei complimenti solo per esser venuti a San Benedetto del Tronto da Catania, 'sti ragazzi alle quattro di mattina erano già in viaggio! In scena emergono ritmi pacati e campeggiano quantità di elementi. Subito dopo risaltano gli arrangiamenti, non esaltanti, e l'originalità del genere che trova una buona mescola tra la suggestione della siesta, artificiale ed elettronica, e l'incedere solare delle influenze reggaeggianti. Batteria e basso costruiscono il portamento dei brani con sicurezza, chitarra e sampler si aggiungono senza sbavature nella realizzazione dell'andatura. Tromba e sax arrangiano adeguatamente senza donare però quel tocco d'originalità che potrebbero dare. La vera differenza la fa il piano rodhes, utilissimo nelle sonorità e suonato con gusto. Nonostante la ripetitività dell'uso vocale, le voci non mi sono rimaste molto impresse. Devo ammettere che non sono uno stimatore del genere e quindi le mie opinioni non riescono ad entrare più di tanto nel merito. La band tuttavia ha dimostrato coesione ed ha saputo creare una propria atmosfera.


Ctlab di Catania

Da Isernia accedono, per terzi, alla ribalta i Joanah's Faith. Senza ombra di dubbio sono un quartetto grintoso che si definisce nu-metal, 'sta definizione non la sopporto proprio (leggi articolo su Drow, 12/03/2005) e nello specifico sembra che uniscano l'hard-rock allo stile californiano del punk. Non c'è coesione e i brani non sono molto godiili, il cantante-bassista presenta tecnica modesta e la voce, un po' acerba, in alcuni punti non sembra al meglio della condizione. Tante facce e tante espressioni cercate, gesti ed atteggiamenti che non contribuisco a "fare la scena" ma ad avere una visione adolescenziale della performance. Sembra che gli "1-2-3-4" che lanciano gli stacchi siano più importanti degli stacchi stessi. I due chitarristi sono forniti di buona tecnica ed i riffs svolti sono accattivanti ed eseguiti con suoni corposi. Batterista competente nello stile e nel genere anche nei fraseggi di doppia cassa, sufficientemente preciso, suona con determinazione.


Joanah's Faith di Isernia

Vengono da Roma e si chiamano Verbamanent ed a Sotterranea, quest'anno, magari non faranno proseliti con il "verbo" ma sicuramente un segno del loro passaggio rimarrà. Anche questa è una band numerosa ed è costituita da sette elementi. Batterista veramente molto bravo fa da punto di smistamento dei tempi ed offre sicurezza al basso che può sviluppare agiatamente i suoi giri, tecnicamente batterista e bassista sono due valide sicurezze. La tastiera/piano crea buone strutture lasciando spazio ad un continuo lavoro chitarristico che pur non utilizzando sempre suoni puliti riesce a non portare i brani su un assetto rock. Suonano vari generi unendoli secondo necessità, si va da un Capossela (Vinicio) prima maniera, meno jazzy e più pop, ad un folk da aia di tipo Irlandese, passando per marcette e climi arabeggianti prestati da Battiato (Franco), anche se non supportati dai testi di Sgalambro (Manlio). La sassofonista e la violinista sono indispensabili per l'intento dell'esecuzione dei molti generi proposti, la prima brava con lo strumento e con buone capacità creative, la seconda con le stesse capacità della collega ma con un'utilissima caratteristica in più: la dinamicità; oltre che con il violino è stata capace di trasmettere le sue emozioni con espressioni piene di vitalità ed un atteggiamento grintoso sul palco. Il cantante è bravo, sa come tenere la scena e come utilizzare i suoi mezzi vocali. Dal mio punto di vista, eccede, in alcuni momenti, dove l'espressività corporea prende sproporzionata confidenza con la canzone prevaricando l'esecuzione vocale. Il punto di forza della band è sicuramente il "gruppo" che sono riusciti a formare, la preparazione tecnica individuale grazie alla compattezza della band riesce a dare una supporto solido per la realizzazione delle loro canzoni. Un limite della band è che esegue molti generi, anche all'interno dello stesso brano, senza che i vari generi si fondano e nemmeno riproponendo stili catturati da un genere; i molti generi eseguiti più che mischiati vengono accostati, uniti. Purtroppo non esprimono un loro genere ma ne eseguono tanti, a parer mio sono sufficientemente creativi da poter creare un proprio stile, magari ci vorrà un po' di tempo. Se vi capitasse di trovare in giro un manifesto di un loro concerto potete andare tranquillamente, confidando senz'altro in uno spettacolo che non desta noia.


Verbamanent di Roma

Dalla provincia di Frosinone e più precisamente da Alatri vengono i Fuoriluogo. Sparano riffettoni e plettrate a ripetizione, suoni
potentissimi e sfogano aggressività e rabbia spalmando "l'uomo maionese" su hard-core e crossover della miglior scuola, con ottimi cambi di tempo e finalmente ci si sveglia. Batterista efficacissimo da non poter volere di più, sensato utilizzo del doppio pedale ed estrema precisione sia nella metronomicità che nel non lasciar sbavature sugli stacchi. Bassista estremamente preciso ed essenziale che oltre a creare un ottima linea di supporto per le chitarre sviluppa un suono deciso e potente. Il chitarrista utilizza un suono estremamente saturo ed insieme all'altro chitarrista-cantante edificano il muro sonoro. Voce graffiante e brutale, atteggiamento partecipe da parte di tutta la band e grinta da vendere in quantità industriale. Lasciano le mode ed i "fighettismi" ad altri e sono "duri e puri" anche nel non vestire da cattivi come altre band fanno, salgono sul palco e senza troppi fronzoli lo fanno venir giù. Su questa band è difficile non concordare il commento che ho esposto ma se a qualcuno di voi la recensione non va giù gli dedico, dal profondo del mio animo HC (hard-core), "F.A.T." degli stessi Fuoriluogo. Una delle band migliori finora insieme ai Divarikator (leggi articolo 05/03/2005). Se avete occasione di assistere ad un loro concerto non fatevelo scappare e… buon pogo!


Fuoriluogo di Frosinone

La sesta band è un trio che arriva da Bologna e si chiama Corpi Contusi, arrivano da Bologna ma il terzetto consta di un solo bolognese che con un abruzzese ed un americano ha costituito questa formazione. Prima di dare qualsiasi parere c'è da fare una premessa; i Corpi Contusi si sono esibiti a scartamento ridotto in quanto il loro progetto artistico si avvale di un'interazione tra il sonoro ed il visivo e quando possibile anche il performativo. Due di questi aspetti sono stati troncati in quanto, né il locale, né, quest'anno, la tempistica richiesta dalla rassegna, permetteva questo tipo di esibizione. Mi è piaciuto il fatto che pur non al completo, questo terzetto, ha avuto voglia di misurarsi con un ambiente non molto confacente al loro stile, proponendo comunque un buon impatto sonoro che abbraccia una gran fetta dell'elettronica. Sul palco ci sono drum-pads, campionatori, tastiere e una chitarra elettrica a comporre la strumentazione che due tizi vestiti di scuro, uno con t-shirt "do Brazil" e l'altro con completo giacca pantalone, con "parrucche" ambigue alla Lisa Simpson, una verde e l'altra rosa shocking, ed un altro tale, con monostriscia tricotica con giacca e pantalone beige, casual, con il mitico Lupin sulla t-shirt, si accingono ad usare. Lo stampo sonoro va dal minimal all'electro-dance ed è nei cambi stilistici che si nota la mancanza del supporto visivo che probabilmente costituisce un buon 40% della loro esibizione, probabilmente le suggestioni migliori, questa sera, non le raggiungeremo. Si intersecano con la precisione assoluta dell'elettrica campionata le incursioni chitarristiche che danno un po' più di calore al sound, ed in alcuni momenti ci si lascia andare anche a micro improvvisazioni. Il progetto ha buoni spunti sonori che a qualche "anziano" della musica potrebbero far tornare alla mente formazioni dell'elettronica anni '80 come i Krilian (etc.etc.) anche se i suoni ascoltati stasera sono decisamente più curati. Mi auguro di aver occasione di assistere nuovamente ad una loro esibizione e magari riuscirò a presenziare ad una sfoggio completo di sonoro, visivo e performativo.


Corpi Contusi di Bologna

On stage… now… Zap!...gioca in casa il sestetto, oggi quintetto per defezione della loro lead guitar, di Grottammare. Dopo aver fatto tati prontamente stoppati dal direttore artistico di Sotterranea, Franco Cameli, gli Zap, one-man-band che prende il nome proprio dal chitarrista-cantante, offrono uno spettacolo "grafico-sonoro" di tutto rispetto. Esteticamente sono ciò che può nascere dall'unione carnale di Alice Cooper con Gene Simmons (o un qualsiasi altro membro dei Kiss, o tutti e quattro contemporaneamente), mentre musicalmente sono una azzeccata commistione tra "Ziggy" Bowie e Marilyn Manson. Sicuramente stanno tentando di scoprire la quarta dimensione sonora (discorso che vale solo per chi è a conoscenza della prima, della seconda e della terza dimensione), il suono è potentissimo ed è costituito da una somma di sonorità sviluppate principalmente dalla chitarra (oggi c'è un solo chitarrista, chissà con due cosa accade?) che offre muri di plastica morbida, quasi gommosa, che si piegano e si spostano ma non crollano, anzi, avvolgono; sembrano mura antisismiche a prova di Zap. Un vero terremoto sonoro dove campionamenti e tastiere danno un contributo fondamentale; si riescono ad individuare voci e versi immondi misti a suoni chiari ed acidi, si va dal un clima darkeggiante ad una ambientazione electro-industrial senza discriminare il divertimento dance. Giocano a fare i "cattivi" ed il fatto che sia un gioco lo si capisce senza possibilità di confondere l'atteggiamento di questa formazione con "decelebrazioni Sataniste". La band è tecnicamente stabile, il batterista sviluppa ricami tecnici e creatività mirata, il bassista è essenziale e sostiene opportunamente fungendo da fondamenta la costruzione edificata da tastiere e chitarra. La voce è ovviamente effettata, e la performance del cantante è valida sia sotto l'aspetto canoro, non esaltante ma adeguato al genere, che per l'atteggiamento performativo che risulta coinvolgente. Un aspetto inatteso da formazioni di questo tipo sono la validità dei cori mentre gli Zap curano anche l'arrangiamento corale che serve ad alleggerire il carico sonoro che per i non addetti al genere potrebbe risultare pesante. Una bella performance che non dimentica la melodia ed addirittura sviluppa un brano di stampo romantico prima di "scappare dalla realtà" tra Glitter, sgualdrine e plastica ambigua. Lo show dopo venti minuti (forse qualche minuto in più, per essere sinceri) finisce e lascia una bella carica, se vi capita di poterlo vedere non perdete quello che è definibile come "glam'n'roll show" (passatemi l'ardire della definizione).


Zap di Grottammare (AP)

Anche stasera arrivo all'ultima band augurandomi che non occupi tutti e venti i minuti, dato che sono le 03:40 di mattina, e la stanchezza prende il sopravvento, così, tra una mia maledizione ed altre considerazioni, salgono sul palco i nove elementi che costituiscono La Grande Tribù, formazione che raduna membri dalla provincia picena e che ha sede in Monteprandone. Questa è la seconda band a proporre un genere folkeggiante ma diversamente dalla precedente La Grande Tribù ha un'identità più precisa e determinata; si dimostra una band compatta che oltre ad essere magnificamente coesa (lo dimostra il fatto che, per motivi non dipesi da loro, non hanno potuto svolgere check sound e non sembra che ne abbiano risentito) riesce a stabilire istantaneamente un buon feeling con il pubblico. Gli arrangiamenti sono ben curati e non semplicistici fondati principalmente su di un bravissimo chitarrista (chitarra classica) che costruisce melodie e controcanti che concertano con le partiture svolte da un altro elemento più che eccellente, il violinista. Per rimanere tra gli elementi "eccellenti e dintorni" voglio far notare l'utilità del fisarmonicista, sia per il suono tipico dello strumento suonato sia per gli arrangiamenti eseguiti, e del percussionista, preciso nelle partiture e generoso nel regalare alla band anche una sonorità più etnica. Esaurita la fascia "eccellenza e dintorni" vi parlo dell'altra fascia dei componenti de La Grande Tribù, quella "emozionale". Caricatissimo è l'altro chitarrista (chitarra acustica) che molto partecipe, forse il membro più coinvolto e coinvolgente, supporta bene i brani a forza di plettrate. Non da meno è il supporto del bassista, tecnicamente sufficiente, riesce a tirar fuori dal proprio strumento un gran "tiro" ed aggiunge groove alla prestazione anche grazie alla suono sviluppato. Il flautista raddoppia le armonie di violino e fisarmonica e garantisce "pluralità" al folk espresso. La batteria è un po' ridimensionata da questo grande "ambaradan" ma non manca di fare il dovere da batterista folk. Per ultimo vi parlo del frontman della band, il cantante, vocalmente dotato riesce a coinvolgere sia con la voce sia con il corpo, non molto esile ma adatto alla figura del folk singer. La Grande Tribù ve la potete immaginare in due ambientazioni, una più intima, appoggiati a delle balle di fieno tra gli aromi di cantine, stalle e granai, una più ambiziosa, su di un grande palco a far scatenare una gran folla di giovani con i fiaschi in mano. In entrambe i casi c'è un elemento comune l'effluvio del vino, non a caso il loro primo lavoro s'intitola "…sogni di una notte da ½ litro" (anche se in pochi crederanno al solo mezzo litro). Bravi.


La Grande Tribù di Monteprandone (AP)

Soddisfatto e divertito dalla serata vi invito alla serata finale della manifestazione che vedrà anche la premiazione di due vincitori, uno sezione Altre Tendenze, uno sezione Rock, che si svolgerà il sabato di Pasqua.

Ora vi dico la mia sui premiati della serata e stilerò la mia classifica ideale:

Classifica Personale (che oltre a prendere in considerazione i soliti parametri di valutazione analizza altre due componenti: il feeling che la band sviluppa all'interno della stessa prima, e la capacità di investirci il pubblico poi).
1) La Grande Tribù
2) Verbamanent e Pane (pari merito)
3) Le GreviDanze e Puntini-Puntini (pari merito)
Devo ammettere che conoscere queste tre delle cinque formazioni (Le GreviDanze, Verbamanente e La Grande Tribù) mi ha fatto venir voglia di vederle suonare tutte nello stesso contesto, che sia un tour organizzato o che sia una festa di paese. Sarebbero tre bands capaci, ognuno con i propri mezzi, di compensarsi nel sound della cultura folk-popolare e di far immaginare giostre e granai anche al centro di New York.

Concordo con gli attestati assegnati tuttavia vicino, in corsivo, scrivo gli altri possibili:
Miglior Batterista - Mirco Milletarì dei Verbamanent / a pari merito con il batterista dei Pane.
Miglior Bassista - Nicola Grilli de La Grande Tribù / non avrebbe affatto demeritato il bassista dei Verbamanent forse tecnicamente più dotato ma assolutamente meno dotato di "tiro" e groove, non per demerito ma per merito del bassista de La Grande Tribù.
Miglior Tastierista - Maurizio Polsinelli dei Pane / anche Verbamanent e Le GreviDanze avevano pianisti bravi ma effettivamente quello dei Pane è stato superiore nell'esibizione del 12/03/2005.
Miglior Chitarrista - Roberto Capriotti de La Grande Tribù di Monteprandone (AP) / da non sottovalutare assolutamente il chitarrista dei Pane, anch'egli meritevole.
Miglior Strumentista (violino) - Alberto Fabiani de La Grande Tribù / anche la violinista dei Verbamanent ed il Flautista dei Pane sono stati assolutamente degni di nota.
Miglior Voce - Claudio Orlandi dei Pane di Roma / La Grande Tribù consta di un cantante degno di nota, sicuramente meno tecnico del cantante dei Pane ma molto abile nel coinvolgere anche solo per il timbro vocale ben adattato al genere svolto.
Premio per il Testo con un Valore Letterario - Pane di Roma, con la seguente motivazione: "Per aver impresso ai testi delle canzoni una cadenza metrica in forma poesia" / con la stessa motivazione non si sarebbe potuta premiare una band come i Puntini-Puntini anche se scambierei volentieri le loro liriche con i libri di Marziale che ho in libreria.
Abilità Tecnica - Verbamanent di Roma / i Pane non avrebbero demeritato questo attestato e neanche La Grande Tribù.
Originalità - Verbamanent di Roma / altre bands avrebbero potuto aspirare ma loro qualcosina in più l'han' data.
Arrangiamento - Le Grevidanze di Grottazzolina (AP) / è una visione un po' particolare ma direi che concordo, per quanto, La Grande Tribù forse avrebbe potuto ottenere anche questo riconoscimento.
Espressività - Puntini-Puntini di Roma / niuno come loro.

Ci si vede sabato, Goo.

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CONCLUSA LA SECONDA FINALE DI SOTTERRANEA 2005
Gruppi in forma e pubblico caldo



di Goo

SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP) - Ore 17:00 del 12 marzo 2005 ha inizio il sound check della seconda finale di Sotterranea 2005 ed il Brunch LP si inizia a popolare dei "musici sotterranei". Anche oggi sono giunto con una gran voglia di saperne di più sul panorama musicale emergente e sulle persone che lo popolano. Devo ammette che sono pronto a vedere e sentire di tutto, forte del fatto che facendo zapping alla tv, ieri sera, mi sono imbattuto in enunciato di una conterranea picena, sullo sviluppo di un metodo per l'individuazione/localizzazione di un candidato, che faceva affidamento su di un tale di nome Dante, soprannominato, tra l'altro, lo scoreggiante, che tramite poteri petomani, dopo aver confidato sugli aromi degli agrumi e aver appestato Giappone e Francia, utilizzando aromi al caffè riesce a selezionare il "fortunato".
Fatta questa precisazione devo ammettere che il pomeriggio trascorre con sufficiente tranquillità ed è caratterizzato dai soliti piccoli inconvenienti tecnici che vengono risolti in tempi più o meno brevi, dalla sonnolenza di chi ha affrontato un viaggio di alcune ore ed è partito presto dopo una serata live per trovarsi nei tempi concordati, da chi arriva un'oretta dopo l'orario concordato e mette un pochino in crisi l'organizzazione con i tempi per il suond check e dal sollazzo cazzeggiante non privo di commenti goliardici che solo i musicisti sono capaci pensare.

Alle 22 in punto si scatena una fretta indiavolata per l'inizio della manifestazione, d'altronde oggi le bands ad esibirsi sono otto, così senza troppi formalismi si dà il via alla rassegna con i senesi 73 Ponente, presentati da Patrizio Viozzi. Si avvalgono di chitarre che sfornano riffs bluseggianti di stampo Negritiano ed un basso che sostiene molto bene groove e stacchi. La band suona bene, l'amalgama è buono ed i brani non sono male e sono anche piuttosto orecchiabili in particolar modo "Quello che sembra non è" in cui la bella voce "piena e rotonda" della cantante, finora utilizzato in modo non propriamente confacente al genere, entra nella testa insieme alla linea melodica e si arrocca nel cervello. Il brano in questione esce un po' dalle strutture precedenti in quanto si avvale di un'atmosfera più funk ed alcuni passaggi vocali risentono di modulazioni che mi ricordano i cantati di Meg (ex-99Posse) comunque il mix è buono ed il brano sembra esser piaciuto anche al pubblico. I lati positivi di questa band non sono pochi ma l'esibizione naufraga in un difetto enorme: la perdita del tempo (ritmo). Il batterista purtroppo (mi auguro che sia stata solo una serata storta) perde il tempo compiendo rallentamenti e accelerazioni, specie negli stacchi blues-rock il metronomo salta. La band utilizza parecchi cliché del genere non andando, se non in un solo brano, a ricercare soluzioni meno convenzionali. Comunque il sound è godibile e la performance non invadente (spesso capita di vedere band blues-rock burrattineggianti che sembra vogliano tornare a casa con chi li ascolta). La speranza è di rincontrarli in futuro con il metronomo meno aritmico, perché ho avuto modo di apprezzare anche il loro spirito musicale e la loro professionalità e non è roba che si riscontra tutti i giorni, inboccaallupo!


73Ponente di Siena

Con i Pane di Roma ci immergiamo nella realtà capitolina che oggi regala al pubblico sambenedettese tre bands. La band in questione offre ottimi arrangiamenti ben strutturati ed emozionali, l'impatto scenico non è lasciato al caso e la performance trova nel cantante, oltre che un'ottima padronanza del suo strumento, anche un'adeguata interpretazione fisica. Non è musica da camera ma da lì proviene con ottime incursioni dinamico-percussive e ritmiche decise, eseguite dal batterista. Molto bravo il pianista nell'essere colonna portante dei brani, coadiuvato dal chitarrista che ora si sovrappone al pianoforte ora colma gli arrangiamenti. Delicato come deve essere, il flauto sostiene l'emozionalità delle liriche e la voce del cantante completa l'opera. Molto bravo nelle modulazioni baritonali, il cantante non si esime dall'eseguire acuti che paiono essere versi di gabbiano e nella mimica riesce a incarnare il volatile. Testi interessanti e tra gli eseguiti "Fiamma" mi ha catturato maggiormente; per me, il meglio inserito nella musica.


Pane di Roma

Come accennavo in precedenza di Roma sono anche i la frenk, terzi a salire sul palco. I la frenk sono una bella band, suonano bene, hanno idee non convenzionali e rimandano stilisticamente a Sparklehorse, Interpol, etc. Su fondamenta new-wave si evidenziano costrutti post-rock interessanti, la tromba jazzeggia con una certa padronanza e sono affascinanti i lavori di tastiera e campionatore, la chitarra ha un suono penetrante nei distorti ed il batterista ed il bassista sorreggono egregiamente l'incedere dei brani con cambi apparentemente dissennati ma che costruiscono la particolarità delle strutture. "In my house" è il brano che mi ha colpito maggiormente e il consiglio che do ai miei, setto o otto, lettori è quello di assistere ad un loro concerto, il sound è seducente e lo spettacolo decolla in mondi paralleli analogamente al pubblico.


la frenk di Roma

Terza ed ultima band di Roma a salire sul palco sono i …, ebbene sì, si scrive così e si legge puntini-puntini. Dopo aver mostrato un atteggiamento tra il beffardo e lo scostante, con il presentatore della serata Patrizio Viozzi (che m'è parso non gradire molto l'atteggiamento simil-ostile del quartetto), il cantante scrive il suo pseudonimo su di un foglio grande e bianco bucandolo con la penna e facendo tre fori (puntini). A proposito del loro nome dicono che "c'è da dire il non detto" e che i punti di sospensione […] stanno a rappresentare proprio questo e dicono anche che i loro testi seguono un'ideologia ma in modo disobbediente. Il genere suonato è strambo e forse la band non sbaglia nel dire che il loro genere consta di "tutto ciò che viene rimproverato", con venature country-post-blues, aggiungerei. La tecnica non la fa da padrona in questa esibizione ma in fin dei conti a loro per rimanere impressi non serve; non curano neanche un proprio look collettivo ma ognuno di loro non sembra essersi vestito a caso cosi si va dal completo in velluto "'68 forever" con tanto di apparecchiamento tricotico alla "Branduardi" (Angelo, che tra l'altro stasera suona nella nostra città), mustaccio Nichettiano (Maurizio Nichetti, regista) e barbizzo alla Dartagnan (be' se non lo conoscete mi auguro conosciate almeno i tre moschettieri) a piccoli foulard e sciarpette che ora si abbinano ad un abbigliamento casual ora ad un più da dandy-chansonnier. Sono senza ombra di dubbio padroni della scena, si presentano con fisicità disinibita e fare provocatorio, il massimo è vedere il bassista che a volte smette di suonare per lasciarsi andare ad un fare danzereccio, che non stona con il contesto. Tornando alla musica, oltre alla definizione già data presentano sicuramente un incedere beat non molto melodico infatti ad eccezione di alcuni spunti, la voce, roca e molto ruvida (l'ho apprezzata veramente molto), viene utilizzata più per declamare che per cantare. I brani sono lunghi ed incentrati sul cantante che si accompagna con la chitarra acustica, di contorno il chitarrista che utilizza spesso il bottleneck ed esegue bei lavori ricercati di rifinitura, il basso esegue giri non banali anche se come ho già accennato ogni tanto si ferma per eseguire qualche passo di danza. La batteria è ben suonata e non è cosa semplice seguire le costruzioni dei loro brani. Vengono utilizzati anche shaker e sovrapposizioni di tom per l'assetto percussivo. La loro esibizione non mi è affatto dispiaciuta, del resto non sono né un prete né un benpensante, anzi, m'è piaciuta nelle intenzioni, certo che la realizzazione tecnico-sonora non era delle migliori ma a questo proposito devo dire che avendo avuto l'opportunità di ascoltare il loro demo, ho trovato che dal vivo non abbiano dato il loro meglio. Sono un'altra band di cui consiglio l'ascolto anche ai non appassionati al genere. A chi era presente e sta leggendo, non concordando la mia valutazione, dico, citando da "Alla faccia tua": "Ciò che ti viene rimproverato coltivalo perché sei
tu…" e se ancora dissentite, sempre dallo stesso brano cito: "Alla facciaccia tua".


Puntini-Puntini di Roma

Il quinto gruppo a salire sul palco viene da Macerata e si chiama Swell99. Quintetto che mischia il rock-blues italiano dei primi anni '90 a lievi influenze della più attuale visione del grunge, il nu-grunge. Utilizzano tre chitarre riuscendo a non sfociare nella potenza caotica che tre chitarre distorte rischiano di creare, non per questo si esimono dal produrre un suono robusto e grintoso che supporta in modo deciso la voce del cantante. Riffs e motivetti sfornati dai tre chitarristi sono azzeccati anche se non originalissimi e si adattano molto bene alle linee melodiche. La cosa che mi lascia perplesso alquanto sono i soli dei chitarristi: capisco che le radici rock-blues attirino e che la passione per il solismo non passi in una notte, ma il solismo che hanno offerto non era dei migliori e non è servito ad arricchire o migliorare la canzoni. Bravi e molto precisi batterista e bassista offrono un grintoso supporto alla band. Band valevole, anche se poco "sotterranea".


Swell99 di Macerata


I Drow arrivano da Teramo e si presentano con look tipico delle formazioni nu-metal, ma quando m'accorgo che il cantante ha in mano un microfono tipo shure anni '50 penso: "Ma guarda, si vestono da cattivi e va a finire che fanno old-swing". Devo ammettere che ho pensato una 'zzata; non sono cattivi (hanno le facce da angioletti) ma sicuramente sfogano aggressività da tutti i pori. Si definiscono nu-metal ma dato che secondo me quel tipo di etichetta è offensiva preferirei dire che uniscono alla prima forma di crossover sfuriate trash. Hanno chitarre che costruiscono mattone su mattone (nota su nota) la parete sonora che investe il pubblico e batteria e basso picchettano bene il muro, evitando possibili cedimenti. La tastiera e l'unica cosa che li può accostare al nu-metal ma non essendo sparsa qua e là a casaccio, come accade nelle giovani band del detto genere, risulta la maggior parte delle volte una componente azzeccata dell'arrangiamento. Anche la performance segue i cliché nu-metal, ciononostante la musica sprigiona qualcosa in più. Il primo brano apre con dei riffettoni di stampo Soulfly e la batteria ricorda i bei tempi degli esordi dei Korn, il basso e di gran supporto al macigno sonoro ma fino ad ora l'elemento che fa la differenza è il cantante. Voce prestante che riesce a variare da modalità brutali di stampo Cavalera (Max) a modalità sempre brutali, ma più articolate alla Davis (Jonathan). La sorpresa sta nel fatto che anche nelle variazioni melodiche pulite il cantante si fa notare grazie ad una timbrica gradevole ed intonata. Le basi del gruppo sono buone ed anche il cantante ha buone capacità che tuttavia sono da migliorare in potenza, specie nei cantati melodici puliti, e precisione. Per quanto riguarda l'impatto scenico è stato sicuramente accattivante ma vorrei ricordare alla band e a chi fa più o meno questo genere che agitarsi sul palco tipo "pedine del subuteo" va bene ma non per tutta la durata della performance, un po' di fantasia! Ultima annotazione alla band: nei live rendete di più che nel demo. Bravi!


Drow di Teramo

Con la settima band entriamo nella zona picena, infatti i Plaisir sono di Ascoli Piceno. Abbigliamento casual e facce "per bene" che appena accendono la loro macchina sonora si rivelano malati di rock. Ho assistito nell'estate 2004 all'esibizione tenuta al concorso Piceno on the Rock , con cui c'è un rapporto di collaborazione con Sotterranea ed ho un riferimento ben preciso per sostenere che hanno collaudato, in breve tempo, l'amalgama tra i musicisti e che sono diventati più precisi ed ordinati. Per molti le annotazioni fatte finora potrebbero essere positive e lo sarebbero anche per me, se non fosse, che quello che in una parola si definisce maturità, nel loro caso ha sottratto indipendenza alla creatività e ciò non è positivo. Come intuibile suonano bene ed in modo preciso, la batteria è efficace ed il basso oltre a reggere linee e ritmo supporta anche il sound. Il chitarrista cantante incarna una sorta di Matthew Bellamy analogico/nostrano ed offre spunti interessanti anche quando traghetta la band in un tempo ¾ eseguito con il più classico degli "zum'pa'ppa" (tipo "walzer del moscerino", Cristina D'Avena docet). Band interessante che si occupa di un settore musicale, quello del rock rumoroso, che un tempo nella nostra provincia aveva più successo e che, a causa di fighettismi e voglia di apparire cool, oggi è scemato. Contento e soddisfatto dell'ascolto di questa band chiudo, facendo un inboccaallupo e consiglio di non perdere di vista o sottovalutare le bands che fanno generi affini al loro e di organizzarsi con queste per fare concerti.


Plaisir di Ascoli Piceno


Ottava ed ultima band a salire sul palco sono gli Order and Disorder di San Benedetto del Tronto. Non me ne vogliano le otto formazioni ma: "Non ne pozz' più". Tuttavia, ho ancora un po' di spazio per ricevere emozioni e m'auguro che sia sufficiente. Direi che sono una sorta di band "manifesto" del: mi dissocio; suonano noise ma non nel senso del genere bensì nel senso che lasciano sprigionare rumore contornato da riffs scarni e spigolosi. La saturazione sonora è forte, idee e suoni acidi, testi scarni ed un unico obbiettivo: distruggere la radio e ciò che trasmette (personale interpretazione di una frase di un testo). Come nella tradizione del genere noise/post-rock la batteria picchia duro e preciso, il basso sostiene e accenta gli stacchi mentre la chitarra solidifica il rumore, la voce è spesso cantilenante ed accentua l'acidità dei brani. Performance decisamente dura e rumorosa. Non è "molto rumore per nulla" ma "molto rumore per musica" e la cosa si sa, mi aggrada. Come si scrive nelle recensioni dei b-movies anche se sono ormai cult: "Solo per appassionati al genere". E per chi ha voglia di un'esperienza con "mister Larsen". Per sapere la considerazione che ho di questa band, leggere la considerazione che ho per la band precedente, d'altronde i generi sono affini.


Order and Disorder di San Benedetto del Tronto


Bella sarata, mi sono divertito, ci si vede sabato 19 con le altre della sezioni Altre Tendenze e Rock e con la finale della sezione Rock & Dintorni, Goo.

Goo mail ; nGoo - il sito di Goo Re-Censore

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Sotterranea 2005 - Finale del 5 marzo

Recensione di goo - Foto di Umberto Candiani

SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP), BRUNCH - Dopo anni di militanza nelle vesti di musicante, di spettatore e di "Sotterraneo", al Brunch mi ritrovo sempre verso le 17 nella stessa ubicazione attualmente denominata Long Play e pubblicizzata come Brunch LP. Cos'è cambiato o cos'è stato modificato oltre al nome? In realtà i cambiamenti assolutamente evidenti sono nell'arredamento che da cupo e fumoso è diventato chiaro e quasi arioso (anche grazie, si fa per dire, alla cosiddetta Legge Sirchia). Dimenticavo, il giorno che sto per raccontare è il 5 marzo 2005.
Giro un po' tra il nuovo arredo scrutando e parlottando qua e là con ragazzi in attesa del loro turno per provare e tastare il palco. I ragazzi sembrano tutti estremamente tranquilli cazzeggiano, sbevazzano, sfumazzano (ovviamente fuori dal locale) ed alcuni impavidi si lasciano andare ad un pisolino mentre una band prova a volumi proibitivi.
Ho detto la mia ed ora credo sia il caso di passare a raccontarvi un po' delle mie impressioni sulle bands della serata, che scendono in campo in quest'ordine: Divarikator di Bologna, Firesons di Filottrano (AN), Qun di Recanati (MC), Le GreviDanze di Grottazzolina (AP), Eddie loves Mary di Ascoli Piceno.

Sono le 22:40 ed il presentatore Patrizio Viozzi dà il via alla tredicesima edizione di Sotterranea. Come emerge dalla presentazione e dai "raffinatissimi" doppi sensi, che presentatore e band si scambiano, i Bolognesi Divarikator appartengono all'AnalRock.


Divarikator di Bologna

Poco ci vuole per capire che dalla Torre degli Asinelli ci arriva una band che trita suono, scena e palco per offrire una performance che non si dimenticherà facilmente; sfruttano due chitarre che fanno esplodere riffettoni stoner che si trasformano con disinvoltura, sorrette dall'ottima sovrapposizione del basso in sferzate trash (metal). Assolutamente efficace ed in alcuni tratti imperiosa la batteria che non lascia mai sbavature ritmiche. Per parlare del cantante ci vorrebbe un'altra recensione, quindi mi limiterò a dire che oltre che sfacciatamente dotato (sto parlando della voce) ha anche una tecnica degna di nota, dinamiche ottime e sensibilità da vendere sia nei passaggi più stridenti sia nei passaggi gutturali, piuttosto che nelle melodie.
Loro non vogliono li si definisca "demenzial", affermandosi "ironici". In realtà cantano testi dissacranti e provocatori, degni discepoli di liriche marchiate Frank Zappa.
Nel primo brano "bigotta" il cantante ci tiene a dire "sono diverso" (credo che la diversità si riferisca all'esser bigotto, credo...), mentre in "Nella chiesa" sostiene che "nella chiesa la tua anima era sospesa"… poi ci si chiede se "è questo il mondo dell'ammore?!" e ci si risponde che se non lo fosse sarebbero problemi, ma se si credesse che questo fosse il mondo dell'ammore, e non lo fosse, sarebbe una gran presa per il fondoschiena… L'ultima provocazione del quintetto bolognese arriva con questa frase: "Sono un pervertito sai perché? Cogito ergo sum!"
Se vi capita di leggere un volantino di un loro live non fatevelo mancare.

I secondi sul palco arrivano dalla provincia anconetana, più precisamente da Filottrano, e si chiamano Firesons. Suonano rock e lo fanno in modo piuttosto composto, tecnicamente non esaltanti sono tuttavia sorretti da un ottimo batterista che raffina ritmiche e stacchi, la pecca si nota nelle eccessive spiattate, ciò non vuol essere una critica all'arrangiamento ma se si suona in un locale con il soffitto basso e con tanti specchi il consiglio del "fonico Larsen" è quello di evitare di stuzzicare le alte frequenze dei piatti o almeno di limitare le stuzzicate. La sezione ritmica trova nel bassista un altro valido supporto che riesce anche ad irrobustire il lavoro chitarristico. Le tastiere hanno il compito di completare gli arrangiamenti e compiono il lavoro in modo diligente ed anche con una discreta varietà di suoni e strumentazioni. La voce è di stampo rock-cantautorale. Senza grosse pretese riesce comunque a ritagliarsi una presenza importante.

Firesons di Filottrano (AN)

Dalla provincia Maceratese arrivano i Qun di Recanati, che si esibiscono per terzi. L'inizio è decisamente affascinante, il bassista recita il primo brano che si avvale del solo testo narrato su due microfoni: un microfono stile anni '50 collegato ad un modulatore vocale e l'altro microfono dei nostri giorni dry (suono secco senza aggiunta di nessun effetto). In generale i testi parlano di comunicazione e modi di comunicare (ci sarebbe da approfondire perché sono testi interessanti, questa è una definizione a grandi linee), ma questo specifico testo pone una casistica parlando di un radar che riesce a localizzare e far scoprire situazioni che possono risultare imprevedibili: "Qualcuno a distanze tremende ripete i vostri stessi gesti - radar". In questa esibizione l'effettistica è padrona della scena, tuttavia i Qun non si lasciano sopraffare e riescono ad espletare una serie di brani in forma canzone, nei quali non si avverte quasi più il trascorso progressive, anni fa più presente. Si sentono le qualità tecniche della band ed in particolar modo del batterista e del bassista, veramente molto bravi, e suonano in modo pulito. Interessanti ed originali gli spunti delle linee di basso. Degno di nota sotto il profilo tecnico è anche il chitarrista che lascia una forte presenza del suo strumento anche grazie a suoni molto ben studiati ed inseriti in modo da non appesantire timbri ed arrangiamenti. Il tastierista compie un lavoro sorprendente ricoprendo ottimamente il ruolo di rifinitore, con una sola tastiera collegata ad un pedalino riesce a costruire incursioni effettistiche mirate, non commette sbavature e non va mai sopra le righe, né con l'effetto né con l'arrangiamento. Una pecca: suona con una mano in tasca. Il cantante non canta affatto male, è preciso ed essenziale, purtroppo la timbrica vocale non lascia molto il segno. Anche questa band mostra ironia ed un vena provocatoria. Prima dell'ultimo brano chiedono al pubblico di immaginare di essere contornati da persone con il quoziente intellettivo più basso del proprio ed associano la situazione a due circostanze: una nazionale, una più locale, citando rispettivamente il "salotto" del giornalista RAI Bruno Vespa e la popolazione che frequenta il Babaloo, discoteca della loro provincia. Il brano oltre alla presentazione dona altre sorprese nel finale dove oltre ad un fischietto, prendono parte alla canzone una coppa (vinta in chissà quale occasione), percossa come se fosse un campanaccio, ed il modulatore vocale utilizzato nel primo brano. "Disco stupido" è un tormentone con il quale i Qun si congedano. Per me il collegamento del tormentone è con le discoteche commerciali e se fosse così potrei unirmi con loro nella propaganda. Anche loro band da ascoltare, cercate in giro il loro nome.


Qun di Recanati (MC)


Il finale della manifestazione è consegnata nelle mani di bands picene. Infatti i quarti e penultimi a calpestare il palco sono Le GreviDanze di Grottazzolina. Propongono canzoni gradevoli imbevute di folklore cantautorale, buone le atmosfere che portano alla mente le feste di paese con tanto di giostra ed albero della cuccagna. I musici sono quattro, ma non m'è sembrato che fossero un quartetto, erano più un tre + uno. Uno, il pianista cantante, molto determinato nell'affrontare la scena con aria da artista consumato. L'impressione che ho non è proprio delle migliori, ma devo dire che il ragazzo suona bene e canta in modo molto appropriato al genere. I tre, batterista-bassista-chitarrista, sembrava fossero in prestito... la sensazione che ho, almeno, è questa. Nonostante questa critica ammetto, che pur non essendo eccelsi musicisti, i brani venivano fuori bene. Sicuramente curare maggiormente l'amalgama tra i quattro non può far male, anche perché permetterebbe di far vivere meglio al pubblico le canzoni, che non sono male. Spero che la band non prenda male le osservazioni fatte, anche se so che i pareri non favorevoli non sono mai veramente benaccetti. Ho scritto perché mi sono ispirato ad un verso tratto da "Il tuo cuore il tuo culo": "Risparmiata da una penna che adesso scriverà su tutti i muri di questo paese il tuo cuore è un culo a metà"… Ho dedotto: meglio scriver ciò che si pensa con una penna che non sui muri di una città. Sono convinto che in tempi futuri potrò riascoltare con piacere qualche loro lavoro, perché il potenziale c'è, bisogna solo finalizzare meglio il modo per portarlo fuori.

Le GreviDanze di Grottazzolina (AP)

L'altra band picena arriva da Ascoli Piceno e si chiama Eddie loves Mary. Propongono un rock un po' modaiolo: lei canta pulito, lui chitarrista si inserisce con cantati aggressivi poco efficaci. Qualche problema di intonazione, e quando la nota viene beccata, spesso tende ad essere calante. Batteria e basso vengono suonati senza particolari spunti o doti, le chitarre tiranno fuori un suono adatto al genere e la performance che dovrebbe essere viva e rampante rischia di spegnersi. Ancora una volta mi auguro che il mio punto di vista non influenzi il percorso della band. Le mie critiche si possono condividere o meno: d'altronde, incontrare uno "stronzo" di critico nel proprio percorso prima o poi capita. Ultima avvertenza, dubitate di chi dice che va tutto bene o tutto male… anche a me capita di prendere abbagli, anche se sabato sera avevo occhiali da sole!

Eddie loves Mary di Ascoli Piceno

I Marconotari di Asti si sarebbero dovuti esibire per primi ma non sono giunti a San Benedetto del Tronto (avvertendo in mattinata l'organizzazione di Sotterranea) a causa di un incidente occorso al batterista.
Infine una citazione per il fonico Massimo Casagrande: molto bravo e tollerante… fortunati noi Sotterranei ad averlo tra i nostri per alcune serate di questa edizione.

Sabato prossimo sarò ancora al Brunch e tornerò qui per raccontarvi la mia.
Un sotterraneo, Goo

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