TERZA SERATA ROCK TRA GUIZZI DI ORIGINALITÀ
LOOK GRIFFATO E AMICI 'SOTTERRANEI' TRA IL PUBBLICO
Domenica 19 marzo - Wave of Sound (San Benedetto del Tronto
- AP)
Popolo Sotterraneo,
torno di nuovo a voi nel mio spettrale splendore dopo una
settimana di gotiche elucubrazioni musicali che, onore al
merito, mi portano a godere di questa XIV edizione di Sotterranea.
Sogghigna La Sposa Cadavere perché ha trovato pane
per i suoi denti e, soprattutto, ringrazia per mail e sms
che in questo periodo stanno arrivando nella sua lugubre posta
elettronica e negli oscuri anfratti del suo cellulare (la
suoneria? 'The Addams Family', ovviamente).
In particolare La Sposa Cadavere esulta per la mail lasciva
del 'Custode del Cimitero', per i complimenti di Davide e
per l'invito dei 'nostrani' Lotus che venerdì 17 marzo
(splendida data!) si sono esibiti al 'Lily White' in un concerto
nu-prog-rock & 'sacrifice show'. Dopo questa doverosa
premessa tendo a voi, lugubri amici, la mia gelida manina
per condurvi alle danze che popolano i meandri della terza
serata sotterranea, ahimè 'orfana' di tre band ('Bacio
di Giuda' di Viterbo, 'Dilaudid' di Como, 'Lampigrevi' di
Frosinone), assenti per motivi non dipendenti dalla loro volontà.
Peccato. La Sposa Cadavere saluta e rimanda 'ad maiora' in
altri oscuri palchi. The show must go on.
I primi ad esibirsi sono 'Le Sifflet Public'
di Verona composti da Fabio Dalzi (voce), Marco Vincenzi (chitarra),
Marco Patrimonio (chitarra), Stefano Bonadiman (basso), Elia
Righetti (batteria), assente il tastierista Massimo Franzoni.
I cinque boys aprono degnamente la serata
permeando l'atmosfera di sonorità rock accompagnate
da un look informale da 'bravi ragazzi' e buona presenza scenica.
Nota di merito al vocalist Fabio Dalzi che calca la scena
con grande padronanza, modula bene la voce e gli ci scappa
pure una 'birretta live', sorseggiata con un piglio talmente
giusto che non guasta. Assolutamente fantastica la verve del
chitarrista con polo rigata e capello sbarazzino che, durante
la performance, mostra più volte gli apprezzabilissimi
terghi alla gaudente giuria (ovviamente... quella femminile).
Ma cosa avete capito, malandrini delle mie lunghe unghie nere?
Il simpatico veronese si è limitato a girarsi di spalle
più volte, e la cosa non ci è dispiaciuta! Ma
La Sposa Cadavere esulta per il batterista Elia Righetti:
è semplicemente perfetto nel suo look con tanto di
cappellino, t-shirt e giubbetto griffato rigorosamente con
il logo della band LSP. Bravi, disinvolti e in tono anche
gli altri componenti della band, sound orecchiabile. Giudizio
positivo anche per i testi 'Salta' ("Lasciati alle spalle
il giorno e le sue follie... prendi al volo il brivido che
graffia le pareti e vedrai/non te ne pentirai"); 'l'Immortalità',
'Il mio prezzo', 'Eretica' ("La mia coscienza recita
una passione eretica/per tutti gli altri magica, per me soltanto
eretica... Il tuo sistema è l'eredità/ passi
di grado in grado la tua stirpe tossica/e spari a zero su
chi dice che non ha pagato per viversi un minuto e che la
tua innocenza si fermerà a pochi passi da me").
Cambio di scena, salgono sul palco del 'Wave
of Sound' gli ZTL (acronimo di Zona a Traffico Limitato, presumo)
di Pesaro-Urbino. Ovvero Jennifer Nacinelli (voce), Simone
Carloni (basso e cori), Simone Maffei (batteria), Martino
Massalini (chitarra), Stefano Mengoni (chitarra).
Il mood è a metà tra il grunge
e il punk per sfociare ogni tanto in sonorità pop.
La band, dopo un inizio non del tutto originale, chiude con
un pezzo tirato e di sicuro effetto, impreziosito da splendidi
incastri sonori tra le due chitarre e una sezione ritmica
travolgente. Ma a farla da padrona è decisamente la
grinta della vocalist che, nonostante l'aspetto esile e da
'brava bambina', tira fuori una voce graffiante, a tratti
un po' roca, riesce a passare dall'urlo di ribellione a toni
pacati, dai toni sensuali a quelli innocenti. La Sposa Cadavere
promuove Jennifer tra le sue 'cadaverine' nonostante l'assenza
di trucco e il look essenziale: quel che conta è lo
spirito giusto, cosa che non manca decisamente alla ragazza.
Irresistibile il cerchietto sui capelli legati e la t-shirt
nera che lascia intravedere qualcosa di molto, molto familiare...
ma sì, è proprio lui! l'adorabile Jack Skeletron
di 'Nightmare before Christmas' nato dallo straordinario genio
creativo del mio genitore Tim Burton. Un omaggio inconsapevole?
Passiamo ai testi. Decisamente incisivi 'La storia di Lana'
("Racconterò la tua storia a quelli che ti giudicavano/insisterò
imperterrito fino a che non capiranno/che non vivo più
senza i tuoi perché); 'One of those', 'Uno di questi'
("Il vuoto ti riempie e sei bloccato nei ricordi/è
il momento di vivere per te e sei come le ombre/stai fermo
e passi oltre"); 'Nami' ("Nami distingui il bene
dal male, la gioia dal dolore, la paura dal coraggio... corri
imperterrita per la tua strada/semina panico, orrore, crudeltà/non
sono lacrime ma sangue e male/negli occhi di un bambino che
vuole vivere). Decisamente ribelle e con richieste ad alto
tasso erotico la sconvolgente '66CL'. Eccovi servito il testo
integrale: "Ora credo che sia tardi, vado in cerca della
mia preda/cuore non trattenermi/sento l'odore della sua pelle
che brucia ma non fa male/sorprendimi ancora respingimi finché
puoi/ ora vedo quello che penso, voglio uccidere tutte le
sue paure. Cristo non trattenermi voglio farmi bere/ 66 ci
elle della mia follia/mordimi ancora, succhiami finché
puoi/sconvolgimi ancora/stuprami finché vuoi".
No comment.
È la volta degli 'Entropy' di Roseto
degli Abruzzi (TE), composti da Matteo Carosi (voce e chitarra),
Luca D'Eugenio (basso, seconda voce), Lorenzo Marinelli (batteria),
Emanuele Francani (chitarra), Emmanuel Ruggieri (tastiera).
La band nasce nel 2002 e si cimenta inizialmente
nel grunge per poi rimanere affascinata dal repertorio dei
Nirvana. Ma ne è passata di acqua sotto i ponti, e
attualmente gli 'Entropy' sperimentano diversi generi che
spaziano tra i vari tipi di rock fino a creare un sound personalizzato.
Cantano in lingua inglese e il capelluto vocalist Matteo esordisce
con un chitarrone acustico gorgheggiando un po' alla Ké
(ricordate il cantante del tormentone 'Strange world'?), non
mancando di creare una suggestiva atmosfera sancita dalle
sue mutevoli attitudini canore. Al resto pensano gli altri
componenti del gruppo, tra i quali spicca il tastierista Emmanuel
che, oltre a contribuire alle composizioni con effetti sonori
mirabili, porta in testa un cespuglio di dreadlocks davvero
notevole e - incredibile a dirsi!- mentre suona riesce più
volte a far roteare la testa in un modo tale da far crepare
d'invidia l'esorcista e Raffaella Carrà fuse insieme.
Azz! Nota di tenerezza al giovanissimo batterista Lorenzo,
che ci mette tutto l'impegno che può, sfoggiando una
variopinta sciarpa di lana al collo. L'esibizione finale scaturisce
come una originale commistione di nu metal e rock classico,
ed è quella che piace di più all'interno di
una performance che si snoda tra i testi 'The choice' ('La
scelta'), 'Sorry' ('Scusa'), 'Running away' ('Correre via'),
'Nobody knows' ('Nessuno sa'), 'Body 'n'soul' ('Corpo e anima').
Testo preferito de La Sposa Cadavere è 'Nobody knows',
eccovi alcuni passi: "Credo che nessuno sappia ciò
che ho dentro, credo che nessuno sappia ciò che sento!/Ma
adesso mi sento così stanco, mi sento così senza
speranza.../Ma adesso è il tempo di andare, di andare
verso la lucentezza/cammino sull'oceano, un oceano così
asciutto per essere nella mia mente/per essere la mia coscienza!/
Seguendo gli angeli nell'oscurità del cielo/non ho
ali, non ho scelta, non ho nessuno". La band prima di
congedarsi saluta, ringrazia l'organizzazione e dice 'in bocca
al lupo' a chi ha suonato prima. Carinissimi.
Come è stata grande l'apertura di
questa terza serata di Sotterranea, altrettanto grande è
la chiusura con i 'Second Moon of Zion' di San Benedetto del
Tronto. Band composta dai veterani della musica cittadina
Pietro Croci (basso e voce), Luca Giulivi (chitarra e cori),
Piero Liberi (batteria).
Si definiscono ultimi esuli dell'ondata
rock che ha invaso San Benedetto nei primi anni '90, nonché
promotori di un progetto nato dall'idea di fondere l'immediatezza
e la semplicità dell'esperienza 'Alison Flame' di Pietro
Croci; la ricerca, l'attitudine 'sonica' e il culto del rumore
provenienti dai progetti 'Taps/Kerosene' di Luca Giulivi;
la furia mista alla raffinatezza che Piero Liberi ha dato
alle ritmiche delle band in cui ha condiviso l'esperienza
con Luca Giulivi. Le influenze maggiori del gruppo sono quelle
dei singoli elementi, quindi si va dai Flaming Lips e Echo
& The Bunnymen di Pietro Croci, ai Sonic Youth e Fugazi
di Luca Giulivi, fino a Blonde Redhead e June of 44 ed i Police
di Piero Liberi. Il risultato comune è assolutamente
riconducibile ai Placebo, punto d'incontro odierno di diversi
filoni, pertanto è conseguenza logica definire il gruppo
come fonte di ispirazione dei 'Second Moon of Zion'. Fonte
di ispirazione che, però, si colora si sfumature noise.
Ottimo l'impatto scenico, con un look raffinato che vede i
tre artisti indossare t-shirt dalle quali, in base alla posizione
che assumono sul palco, è possibile leggere la scritta
'2moon of zion', equamente divisa tra i 'magnifici tre'. Bellissima
la sovrapposizione tra la profonda voce del bassista e quella
del chitarrista, elemento che conferisce un'atmosfera malinconica
e, nello stesso tempo avvolgente. Immediati gli applausi dei
presenti e di un gruppo di 'indigeni' accorsi per sostenere
i bravi concittadini. Applaude anche La Sposa Cadavere, che
non può fare a meno di apprezzare i virtuosismi del
chitarrista Luca che gioca con le corde facendole vibrare
vicinissime all'amplificatore, in un inquietante gioco di
suoni come tanto piace da queste parti. In altre parole, carisma
e professionalità non mancano di certo a questa band,
che regala al popolo sotterraneo un'esibizione in cui spiccano
testi in inglese che parlano di piccole storie di vita, di
pensieri con cui spesso ognuno si trova a doversi confrontare.
Pensieri racchiusi in 'Conversation time' ('Tempo di conversazione'),
'Rosemary's dream' ('Il sogno di Rosemary'), 'State of mind'
(Stato mentale'), 'The Savior' ('Il Salvatore'). Chiaramente
La Sposa Cadavere danza al ritmo di 'Rosemary's dream' e sogghigna
al suono delle parole "Rosemary, penso ai tuoi piedi
pallidi e scheletrici... amo il tuo modo di essere e amo il
tuo modo di apparire/mio bellissimo peccato...ti lascio all'interno
e m'incammino". Ma il testo più bello è
senz'altro 'The Savior', soprattutto nei suggestivi passi:
"Hanno messo la mia faccia sul muro/per un crimine che
non avrei mai voluto commettere/ma mi avevano rubato il cuore
e l'anima/e così ho preso la loro vita con la mia pistola/Può
questo Salvatore essere reale/o è soltanto un altro
sogno/perché ogni volta che chiamo il suo nome/nessuno
qui mi ascolta/ E sebbene non giunga come una sorpresa/ora
so che andrò a morire/e così ora pendo da un
albero/ e non c'è nessun Dio che mi guarda".
Scende così il macabro sipario sulla
terza serata di Sotterranea. La Sposa Cadavere, seguita dal
battito d'ali dei suoi fedelissimi pipistrelli, gioisce nel
vedere tra gli spettatori il cantante Giulio Galanti, il mitico
dj Ernesto, Andrea 'Wallace' Vecchiarelli dei Varechina Loredana
con signora, alcuni componenti dei Lotus, e una strepitosa
Raffaella Ciufo approdata direttamente da Roma con tanto di
scollatura vertiginosa in cui troneggia la scritta SPQR. Nel
frattempo la giuria, presieduta dall'instancabile deus ex
machina Franco Cameli, confabula sul da farsi stipata nel
suo adorabile cantuccio buio. Domenica prossima (26 marzo)
ci sarà la finalissima: si prospettano grandi emozioni,
e nell'aria aleggiano già fitte trame musicali che
tanto deliziano le orecchie de La Sposa Cadavere. Miei lugubri
amici, non mi deludete e accorrete numerosi, il mio sguardo
vitreo non vi abbandonerà. E prima di cadere tra le
braccia di Morfeo, mi congedo sfiorandovi con l'inconfondibile
tocco del mio bacio mortale.