Sotterranea secondo LA SPOSA CADAVERE
rositaspinozzi@tin.it



SOTTERRANEA 2006

TERZA SERATA ROCK TRA GUIZZI DI ORIGINALITÀ LOOK GRIFFATO E AMICI 'SOTTERRANEI' TRA IL PUBBLICO

Domenica 19 marzo - Wave of Sound (San Benedetto del Tronto - AP)

Popolo Sotterraneo,
torno di nuovo a voi nel mio spettrale splendore dopo una settimana di gotiche elucubrazioni musicali che, onore al merito, mi portano a godere di questa XIV edizione di Sotterranea. Sogghigna La Sposa Cadavere perché ha trovato pane per i suoi denti e, soprattutto, ringrazia per mail e sms che in questo periodo stanno arrivando nella sua lugubre posta elettronica e negli oscuri anfratti del suo cellulare (la suoneria? 'The Addams Family', ovviamente).
In particolare La Sposa Cadavere esulta per la mail lasciva del 'Custode del Cimitero', per i complimenti di Davide e per l'invito dei 'nostrani' Lotus che venerdì 17 marzo (splendida data!) si sono esibiti al 'Lily White' in un concerto nu-prog-rock & 'sacrifice show'. Dopo questa doverosa premessa tendo a voi, lugubri amici, la mia gelida manina per condurvi alle danze che popolano i meandri della terza serata sotterranea, ahimè 'orfana' di tre band ('Bacio di Giuda' di Viterbo, 'Dilaudid' di Como, 'Lampigrevi' di Frosinone), assenti per motivi non dipendenti dalla loro volontà. Peccato. La Sposa Cadavere saluta e rimanda 'ad maiora' in altri oscuri palchi. The show must go on.

I primi ad esibirsi sono 'Le Sifflet Public' di Verona composti da Fabio Dalzi (voce), Marco Vincenzi (chitarra), Marco Patrimonio (chitarra), Stefano Bonadiman (basso), Elia Righetti (batteria), assente il tastierista Massimo Franzoni.

I cinque boys aprono degnamente la serata permeando l'atmosfera di sonorità rock accompagnate da un look informale da 'bravi ragazzi' e buona presenza scenica. Nota di merito al vocalist Fabio Dalzi che calca la scena con grande padronanza, modula bene la voce e gli ci scappa pure una 'birretta live', sorseggiata con un piglio talmente giusto che non guasta. Assolutamente fantastica la verve del chitarrista con polo rigata e capello sbarazzino che, durante la performance, mostra più volte gli apprezzabilissimi terghi alla gaudente giuria (ovviamente... quella femminile). Ma cosa avete capito, malandrini delle mie lunghe unghie nere? Il simpatico veronese si è limitato a girarsi di spalle più volte, e la cosa non ci è dispiaciuta! Ma La Sposa Cadavere esulta per il batterista Elia Righetti: è semplicemente perfetto nel suo look con tanto di cappellino, t-shirt e giubbetto griffato rigorosamente con il logo della band LSP. Bravi, disinvolti e in tono anche gli altri componenti della band, sound orecchiabile. Giudizio positivo anche per i testi 'Salta' ("Lasciati alle spalle il giorno e le sue follie... prendi al volo il brivido che graffia le pareti e vedrai/non te ne pentirai"); 'l'Immortalità', 'Il mio prezzo', 'Eretica' ("La mia coscienza recita una passione eretica/per tutti gli altri magica, per me soltanto eretica... Il tuo sistema è l'eredità/ passi di grado in grado la tua stirpe tossica/e spari a zero su chi dice che non ha pagato per viversi un minuto e che la tua innocenza si fermerà a pochi passi da me").

Cambio di scena, salgono sul palco del 'Wave of Sound' gli ZTL (acronimo di Zona a Traffico Limitato, presumo) di Pesaro-Urbino. Ovvero Jennifer Nacinelli (voce), Simone Carloni (basso e cori), Simone Maffei (batteria), Martino Massalini (chitarra), Stefano Mengoni (chitarra).

Il mood è a metà tra il grunge e il punk per sfociare ogni tanto in sonorità pop. La band, dopo un inizio non del tutto originale, chiude con un pezzo tirato e di sicuro effetto, impreziosito da splendidi incastri sonori tra le due chitarre e una sezione ritmica travolgente. Ma a farla da padrona è decisamente la grinta della vocalist che, nonostante l'aspetto esile e da 'brava bambina', tira fuori una voce graffiante, a tratti un po' roca, riesce a passare dall'urlo di ribellione a toni pacati, dai toni sensuali a quelli innocenti. La Sposa Cadavere promuove Jennifer tra le sue 'cadaverine' nonostante l'assenza di trucco e il look essenziale: quel che conta è lo spirito giusto, cosa che non manca decisamente alla ragazza. Irresistibile il cerchietto sui capelli legati e la t-shirt nera che lascia intravedere qualcosa di molto, molto familiare... ma sì, è proprio lui! l'adorabile Jack Skeletron di 'Nightmare before Christmas' nato dallo straordinario genio creativo del mio genitore Tim Burton. Un omaggio inconsapevole? Passiamo ai testi. Decisamente incisivi 'La storia di Lana' ("Racconterò la tua storia a quelli che ti giudicavano/insisterò imperterrito fino a che non capiranno/che non vivo più senza i tuoi perché); 'One of those', 'Uno di questi' ("Il vuoto ti riempie e sei bloccato nei ricordi/è il momento di vivere per te e sei come le ombre/stai fermo e passi oltre"); 'Nami' ("Nami distingui il bene dal male, la gioia dal dolore, la paura dal coraggio... corri imperterrita per la tua strada/semina panico, orrore, crudeltà/non sono lacrime ma sangue e male/negli occhi di un bambino che vuole vivere). Decisamente ribelle e con richieste ad alto tasso erotico la sconvolgente '66CL'. Eccovi servito il testo integrale: "Ora credo che sia tardi, vado in cerca della mia preda/cuore non trattenermi/sento l'odore della sua pelle che brucia ma non fa male/sorprendimi ancora respingimi finché puoi/ ora vedo quello che penso, voglio uccidere tutte le sue paure. Cristo non trattenermi voglio farmi bere/ 66 ci elle della mia follia/mordimi ancora, succhiami finché puoi/sconvolgimi ancora/stuprami finché vuoi". No comment.

È la volta degli 'Entropy' di Roseto degli Abruzzi (TE), composti da Matteo Carosi (voce e chitarra), Luca D'Eugenio (basso, seconda voce), Lorenzo Marinelli (batteria), Emanuele Francani (chitarra), Emmanuel Ruggieri (tastiera).

La band nasce nel 2002 e si cimenta inizialmente nel grunge per poi rimanere affascinata dal repertorio dei Nirvana. Ma ne è passata di acqua sotto i ponti, e attualmente gli 'Entropy' sperimentano diversi generi che spaziano tra i vari tipi di rock fino a creare un sound personalizzato. Cantano in lingua inglese e il capelluto vocalist Matteo esordisce con un chitarrone acustico gorgheggiando un po' alla Ké (ricordate il cantante del tormentone 'Strange world'?), non mancando di creare una suggestiva atmosfera sancita dalle sue mutevoli attitudini canore. Al resto pensano gli altri componenti del gruppo, tra i quali spicca il tastierista Emmanuel che, oltre a contribuire alle composizioni con effetti sonori mirabili, porta in testa un cespuglio di dreadlocks davvero notevole e - incredibile a dirsi!- mentre suona riesce più volte a far roteare la testa in un modo tale da far crepare d'invidia l'esorcista e Raffaella Carrà fuse insieme. Azz! Nota di tenerezza al giovanissimo batterista Lorenzo, che ci mette tutto l'impegno che può, sfoggiando una variopinta sciarpa di lana al collo. L'esibizione finale scaturisce come una originale commistione di nu metal e rock classico, ed è quella che piace di più all'interno di una performance che si snoda tra i testi 'The choice' ('La scelta'), 'Sorry' ('Scusa'), 'Running away' ('Correre via'), 'Nobody knows' ('Nessuno sa'), 'Body 'n'soul' ('Corpo e anima'). Testo preferito de La Sposa Cadavere è 'Nobody knows', eccovi alcuni passi: "Credo che nessuno sappia ciò che ho dentro, credo che nessuno sappia ciò che sento!/Ma adesso mi sento così stanco, mi sento così senza speranza.../Ma adesso è il tempo di andare, di andare verso la lucentezza/cammino sull'oceano, un oceano così asciutto per essere nella mia mente/per essere la mia coscienza!/ Seguendo gli angeli nell'oscurità del cielo/non ho ali, non ho scelta, non ho nessuno". La band prima di congedarsi saluta, ringrazia l'organizzazione e dice 'in bocca al lupo' a chi ha suonato prima. Carinissimi.

Come è stata grande l'apertura di questa terza serata di Sotterranea, altrettanto grande è la chiusura con i 'Second Moon of Zion' di San Benedetto del Tronto. Band composta dai veterani della musica cittadina Pietro Croci (basso e voce), Luca Giulivi (chitarra e cori), Piero Liberi (batteria).

Si definiscono ultimi esuli dell'ondata rock che ha invaso San Benedetto nei primi anni '90, nonché promotori di un progetto nato dall'idea di fondere l'immediatezza e la semplicità dell'esperienza 'Alison Flame' di Pietro Croci; la ricerca, l'attitudine 'sonica' e il culto del rumore provenienti dai progetti 'Taps/Kerosene' di Luca Giulivi; la furia mista alla raffinatezza che Piero Liberi ha dato alle ritmiche delle band in cui ha condiviso l'esperienza con Luca Giulivi. Le influenze maggiori del gruppo sono quelle dei singoli elementi, quindi si va dai Flaming Lips e Echo & The Bunnymen di Pietro Croci, ai Sonic Youth e Fugazi di Luca Giulivi, fino a Blonde Redhead e June of 44 ed i Police di Piero Liberi. Il risultato comune è assolutamente riconducibile ai Placebo, punto d'incontro odierno di diversi filoni, pertanto è conseguenza logica definire il gruppo come fonte di ispirazione dei 'Second Moon of Zion'. Fonte di ispirazione che, però, si colora si sfumature noise. Ottimo l'impatto scenico, con un look raffinato che vede i tre artisti indossare t-shirt dalle quali, in base alla posizione che assumono sul palco, è possibile leggere la scritta '2moon of zion', equamente divisa tra i 'magnifici tre'. Bellissima la sovrapposizione tra la profonda voce del bassista e quella del chitarrista, elemento che conferisce un'atmosfera malinconica e, nello stesso tempo avvolgente. Immediati gli applausi dei presenti e di un gruppo di 'indigeni' accorsi per sostenere i bravi concittadini. Applaude anche La Sposa Cadavere, che non può fare a meno di apprezzare i virtuosismi del chitarrista Luca che gioca con le corde facendole vibrare vicinissime all'amplificatore, in un inquietante gioco di suoni come tanto piace da queste parti. In altre parole, carisma e professionalità non mancano di certo a questa band, che regala al popolo sotterraneo un'esibizione in cui spiccano testi in inglese che parlano di piccole storie di vita, di pensieri con cui spesso ognuno si trova a doversi confrontare. Pensieri racchiusi in 'Conversation time' ('Tempo di conversazione'), 'Rosemary's dream' ('Il sogno di Rosemary'), 'State of mind' (Stato mentale'), 'The Savior' ('Il Salvatore'). Chiaramente La Sposa Cadavere danza al ritmo di 'Rosemary's dream' e sogghigna al suono delle parole "Rosemary, penso ai tuoi piedi pallidi e scheletrici... amo il tuo modo di essere e amo il tuo modo di apparire/mio bellissimo peccato...ti lascio all'interno e m'incammino". Ma il testo più bello è senz'altro 'The Savior', soprattutto nei suggestivi passi: "Hanno messo la mia faccia sul muro/per un crimine che non avrei mai voluto commettere/ma mi avevano rubato il cuore e l'anima/e così ho preso la loro vita con la mia pistola/Può questo Salvatore essere reale/o è soltanto un altro sogno/perché ogni volta che chiamo il suo nome/nessuno qui mi ascolta/ E sebbene non giunga come una sorpresa/ora so che andrò a morire/e così ora pendo da un albero/ e non c'è nessun Dio che mi guarda".

Scende così il macabro sipario sulla terza serata di Sotterranea. La Sposa Cadavere, seguita dal battito d'ali dei suoi fedelissimi pipistrelli, gioisce nel vedere tra gli spettatori il cantante Giulio Galanti, il mitico dj Ernesto, Andrea 'Wallace' Vecchiarelli dei Varechina Loredana con signora, alcuni componenti dei Lotus, e una strepitosa Raffaella Ciufo approdata direttamente da Roma con tanto di scollatura vertiginosa in cui troneggia la scritta SPQR. Nel frattempo la giuria, presieduta dall'instancabile deus ex machina Franco Cameli, confabula sul da farsi stipata nel suo adorabile cantuccio buio. Domenica prossima (26 marzo) ci sarà la finalissima: si prospettano grandi emozioni, e nell'aria aleggiano già fitte trame musicali che tanto deliziano le orecchie de La Sposa Cadavere. Miei lugubri amici, non mi deludete e accorrete numerosi, il mio sguardo vitreo non vi abbandonerà. E prima di cadere tra le braccia di Morfeo, mi congedo sfiorandovi con l'inconfondibile tocco del mio bacio mortale.


 

 
 
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