SUSPENCE, ELEGANZA E ADRENALINA ALLE STELLE
PER LA FINALISSIMA DELLA XIV EDIZIONE DI SOTTERRANEA
Domenica 26 marzo - Wave of Sound (San Benedetto del Tronto
- AP)
Popolo Sotterraneo,
siamo giunti al termine di questo nostro viaggio musicale
che, durante le quattro domeniche di marzo, ci ha visti condividere
oscure emozioni sonore, stringere nuove amicizie, conoscere
band provenienti da tutta Italia, emozionarci ed emozionare,
ridere, scherzare, cazzeggiare, ma soprattutto ascoltare e
valutare con tutto il nostro impegno le performance canore
delle band partecipanti. Ebbene, miei lugubri amici, sarà
difficile richiamare all'appello tutti i miei pipistrelli,
chiudere a chiave la gabbia collocata negli anfratti del 'Wave
of Sound' che ci ha ospitato e, soprattutto, far riposare
i padiglioni auricolari in attesa del prossimo anno. Ma bando
alle ciance, sciò alle malinconie! E tuffiamoci nei
vapori sulfurei di questa strepitosa serata finale della XIV
edizione di Sotterranea, magnifica creatura musicale scaturita
nel lontano 1993 dalla mente diabolica di Franco Cameli. Un
uomo, una garanzia. Un personaggio senza età, fuori
dallo spazio e dal tempo. Unico. Avesse fatto un patto con
Faust? Indagherò.
Questa sera sono presenti tutti e sette
i gruppi in gara: 'Lamia' di Benevento, 'Malia' de L'Aquila,
'Nembrot' di Napoli, 'NoFearForFire' di Milano, 'Onirica'
di Pesaro-Urbino, 'Poa' di Campobasso, 'Startrash' di San
Benedetto del Tronto. Si prevede una lunga notte rock seguita
dalla tradizionale cerimonia di premiazione che, come sempre,
rappresenta il momento clou di Sotterranea.
Ad aprire la finalissima sono i 'Malìa'
de L'Aquila, composti da Ivan Aquilio (voce), Andrea Angelosante
(sintetizzatori e vocoder), Alessio De Paulis (chitarra),
Alessandro Mattei (basso), Luigi Pasqua (batteria e pad).
La band ha un nome che profuma di sortilegio,
incantesimo con il quale in passato si legava la volontà
umana, e La Sposa Cadavere esulta nello scorrere il materiale
cartaceo inerente i 'Malìa' (raffinatissimi, hanno
fornito cartelle personalizzate con tanto di logo, introduzione,
organico e testi). Sostengono che udire è un processo
passivo, mentre ascoltare è un processo attivo perché
coinvolge il cervello. Il loro programma? Acquisire la capacità
di ascoltare il suono delle proprie cellule germinali per
rifiutare forme esterne di condizionamento. Inizio procedura
di ascolto incondizionato. Ed è così che dopo
aver salutato il Popolo Sotterraneo dicendo di essere i primi
ad esibirsi, quindi ad avere l'arduo compito di rompere il
ghiaccio (cosa che sperano di fare bene), attaccano subito
con le songs 'Polveri da apnea', 'L'amante di fragole', 'Cubrium'.
Ed ecco diffondersi nell'aria una nenia con voce metallica
che fa molto cyborg e ricorda il 'cervellotico' Don Zauker
di Daitarn III, tanto per dare ai presenti un assaggio dell'atmosfera
techno che seguirà. Dopodiché parte il ritmo:
vivacissimo, quasi dance, bella la sezione ritmica e molto
bravo il bassista. Un plauso anche allo smilzo vocalist Ivan,
dall'aspetto frontman inglese, che conquista indubbiamente
per interpretazione e presenza scenica. Ma La Sposa Cadavere
esulta per la classe del chitarrista che sfoggia un look di
tutto rispetto mostrandosi elegantissimo nel suo completo
nero ravvivato unicamente da una collanina che fa pendant
con il cerchietto dorato al lobo sinistro. Ultimo tocco geniale:
la chitarra rosa. Della serie la classe non è acqua.
Essere eleganti senza apparire fuori tono ad un concorso rock
non è facile impresa. Onore al merito e un bel dieci
e lode ad Alessio. Buoni i testi, soprattutto quelli in cui
la malìa regna sovrana. Un esempio? I versi "Filtro
d'amore/distillato indolore/è l'immagine gelida/prosciugata
di te/fuori dettaglio/ricoperti da fango/etnicamente compressi/da
retaggi di re" tratti da 'Polveri di apnea', ma anche
"Da voltaggi accesi/replicante attesa/iridescente grana/ti
possiede vana/perditempo osè/nell'immagine caduta/fili
intelligenti/per coscienza estranea" ('L'amante di fragole')
e "Prese le distanze da qui/viscidi ricordi di una polarità/è
l'ozioso requiem tra giocattoli che/stringono gli spazi alle
mie sonorità" ('Cubrium'). La band si congeda
con il vocalist che straccia un pezzo di carta: nulla più
da dire. E anche La Sposa Cadavere non ne ha, se non un bel
bravi! Per saperne di più sui 'Malìa' fiondatevi
su www.maliaband.it.
I 'Lamia' arrivano da Benevento e sono Enrico Falbo (voce
e chitarra), Michele Intorcia (basso), Marco Boscaino (batteria),
Giampaolo Abate (synth orchestra) Giulio Cestrone (chitarra).
Propongono un bellissimo indie pop con
brani che iniziano con un velo malinconico per poi approdare
a qualche virata noise e accelerare in un emozionante crescendo.
Degno di standing ovation quello dell'esibizione finale. La
Sposa Cadavere esulta per la straordinaria voce di Enrico
(una delle più belle della XIV edizione di Sotterranea),
che unisce il carisma delle sue corde vocali ad una presenza
scenica essenziale e look informale sul quale troneggia una
capigliatura folta, raccolta distrattamente in una sorta di
codino. Suggestivi bassista e chitarrista che suonano di spalle
l'atmosferico inizio dell'ultimo pezzo, perfette le giacche
indossate da tre componenti della band, graziosi i copricapi
sfoggiati dagli altri boys. Da sottolineare la presenza delle
giacche in quest'ultima 'serata sotterranea', giacche indossate
con piglio diverso ma davvero tutte azzeccate nello stile.
Ma, look a parte, anche stavolta è accaduto il medesimo
fattaccio verificatosi nella prima serata di domenica 5 marzo:
sprofonda un altro batterista! Dopo quello dei 'Noiseslot',
questa volta è toccato a Marco Boscaino subire le conseguenze
del capriccioso seggiolino in cui è seduto, quindi
trovarsi catapultato nelle viscere del palco sotterraneo.
E qui è doverosa una precisazione per sfatare un po'
le voci (vere o false? Vi lascio nel dubbio, miei lugubri
amici!) che descrivono La Sposa Cadavere in disaccordo con
i batteristi. In altre parole declino ogni responsabilità
dal novello capitombolo del malcapitato di turno! Nessun rituale
magico a dispetto dei poveri batteristi che poggiano le chiappe
sul famigerato seggiolino, perché La Sposa Cadavere
adora e protegge ogni musicista intervenuto a Sotterranea.
Anzi, a partire da oggi, si ingegnerà in incantesimi
benevoli affinché altre vittime inconsapevoli non sprofondino
nelle viscere della terra a lei tanto familiari. Ma passiamo
ai testi dei 'Lamia': poetici, ben articolati, perfetti per
la voce del cantante. Bello il passo "Mi lascerò
guidare/da questo spirito cieco/e fuggirò da chi pur
vedendo/ha smarrito il suo tempo/Mi cercherai nel vento/mi
rivedrai d'inverno/le mie sventure inebriano il cuore/di chi
ha perduto il dolore" tratto da 'Spirito cieco'. Ma La
Sposa Cadavere pone l'accento sui versi "Scivolerà
la mia restante vita/si scioglierà nella dolce foschia/
La mia follia mi colerà dagli occhi ormai/...così
vedrò cadere un grigio angelo/...così avrò
un triste amico a cui parlare/di un mondo che non c'è..."
tratto da 'Eufonia del pianto' e "Io resto immobile/cogliendo
dentro me/quell'io che riempirà/questa viva eternità/smuovendo
via da sé/quei confini sterili/per me...per te... 'La
sola infinità'. Miei ingordi amici, volete saperne
di più sui 'Lamia'? Fate una full immersion su www.lamia.net.
Piccola pausa e, una volta ricomposta la
pedana, salgono sul palco del 'Wave of Sound' i 'Nembrot'
di Napoli. Ovvero Gregorio Cassataro (chitarra), Pasquale
Pierno (voce e chitarra), Francesco Napolitano (voce e basso),
Carmine Morelli (batteria).
La lezione dei Sonic Youth sembra essere stata più
che assimilata dai quattro musicisti, che creano segmenti
noise per poi cedere il passo a spettacolari 'muri' di chitarre.
I testi? Incisivi, essenziali, della serie 'musica non parole',
infatti sono i virtuosisismi delle sette note a farla da padrona
durante la loro performance caratterizzata da un noise che
'prende', supportato da chitarre metalliche. Due i brani proposti:
il pessimista 'Elemosina' ("Osserva e gioca/gioca, mani
rosse di sangue/sangue, che concima la terra/terra, sotto
i piedi nudi/Elemosina, la tua libertà/te la darò,
un giorno te la darò/ma per ora, fame e terrore/e non
ti resta che morire) e l'ipnotico 'Memorie di un uomo che
non sa di esistere', una sorta di nenia in cui finisce tutto
in abile (abile, consolabile, adattabile, amabile, labile,
inviolabile...). Davvero coinvolgente il secondo pezzo dove
il barbuto cantante cede la voce al bassista che emette parole
come lamenti, prima che il suono misto a rumore 'esploda'
facendo riecheggiare le pareti del 'Wave of Sound'. Sono suoni
che hanno più di vent'anni, ma splendono ancora meravigliosi.
Suoni che non vengono interrotti neanche al volo di un plettro,
prontamente raccolto e consegnato dal riccioluto Luca dei
Lotus che siede in prima fila. Per la cronaca, bisogna attribuire
il Premio Fedeltà a Luca De Falco e Davor Milito, rispettivamente
chitarrista e bassista dei 'Lotus' di San Benedetto che, dopo
essersi esibiti nella seconda serata di 'Sotterranea', sono
stati sempre presenti e pronti ad applaudire le esibizioni
degli altri gruppi in gara. La Sposa Cadavere e lo staff di
Sotterranea apprezzano e ringraziano.
Un sussulto al solo pronunciare il nome
del prossimo gruppo in gara! Si tratta degli 'Onirica' di
Pesaro-Urbino.
Un nome che dovrebbe suonare come una garanzia
e già La Sposa Cadavere si predispone a prestare le
sue gelide orecchie ai suoni più dark di inizio millennio.
Ma rimane sorpresa dalle attitudini pop-rockettare del gruppo
composto da Heros Macci (voce e chitarra), Euro Lucarini (tastiere
e cori), Giacomo Ricci (chitarra), Luigi Tagliabracci (batteria),
Sauro santi (basso), Francesca Paolucci (voce e cori). La
band ha stile, suona bene e osa anche un pezzo con chitarra
slide, ma slitta inevitabilmente su cover modello pop anni
'80. Peccato! Assolutamente inevitabile pensare a 'Voices'
di Russ Ballard quando il vocalist attacca il pezzo 'Voce',
come pure saltano alle orecchie sonorità che fanno
molto Simple Minds e Tears for Fears, oltre non mi pronuncio.
Resta il fatto che gli 'Onirica' non mi dispiacciono affatto
perché sono tecnicamente bravi e audaci nel loro modo
di proporsi. Punto di forza: il cantante chitarrista Heros
Macci, supportato dalla graziosa voce dell'altrettanto graziosa
Francesca Paolucci. Unica presenza femminile in una serata
in cui si esibiscono tutti 'maschiacci', quindi è doveroso
fare un inchino alla delicata presenza di questa girl che
conquista La Sposa Cadavere per la naturalezza con cui appare
sul palco, in jeans e casacchina campestre, viso acqua e sapone.
Assolutamente irresistibile il contrasto diabolico caratterizzato
dal 'serpentello argenteo' che le circonda il bianco collo:
La Sposa Cadavere applaude soddisfatta! Molto carino anche
il cappellino variopinto del batterista Luigi, che sfoggia
un pizzetto mefistofelico che ben s'intona al contesto. Ma
passiamo ai testi permeati dal sound trascinante e dalla nenia
ritmica proposti nella 'Sindrome di Stendhal' ("Come
luce si accendono/le tue ali di cene...sei....cosa sei?/La
mia Mente ritorna in sè/le domande mi assalgono/Vedo
un Angelo qui con me/perchè ha smesso di Credere"),
per poi passare all'onirica ##002# ("Ora, lasciami dormire
ancora/e non svegliarmi più/Ti giuro/io ci ho provato/ma
sai/non è facile.../nei sogni/qui lo sai ci vivo/ma
sai!") e l''incriminata' 'Voce' assai incisiva nei passi
"Spingi forte sui tuoi calli/spingi anche se brucia/grida
ai buoi che con l'aratro/facciano più in fretta/Spingi
grida e sputa/facciano più in fretta/spingi grida e
sputa/ dai...che c'è la luna".
Ecco una band strepitosa e carica di energia che il Popolo
Sotterraneo ricorderà a lungo. Sono i 'Poa' di Campobasso
con una validissima line up in cui 'militano' Domenico Santorelli
(voce, rodhes piano, minimoog), Armando Graziano (chitarra),
Mario Scatolone (basso e voce), Gianfranco Guglielmi (batteria).
Nati nel 1996, i 'Poa' si avvalgono di
un repertorio che pesca principalmente nel rock anni Sessanta/Settanta,
prima fonte di ispirazione, non mancando di aprire concerti
di band importanti quali Negrita, Litfiba, Movida. La loro
musica trae senza dubbo ispirazione dal modello anglosassone,
ma rimane fermo lo sforzo verso una decisa personalizzazione,
pertanto l'attenzione si concentra sulla ricerca di suoni
crudi e vecchio stampo, su una ritmica serrata e decisa. Armonicamente,
nei limiti del possibile, cercano di evitare i cliché
più scontati contando sull'apporto dei cori come complemento
al lavoro delle chitarre, e di strumenti, non proprio di ultima
generazione, come il rodhes piano e il moog. Negli anni il
gruppo ha avuto modo di partecipare a manifestazioni importanti
quali M.E.I., Tim Tour, Rock Targato Italia, Emergenza Rock,
mentre nel 2005 si aggiudica le selezioni regionali dell'
'Arezzo Wave Love Festival'. Con i Poa il palco del 'Wave
of Sound' torna a cibarsi di grinta, energia, ribellione,
sancite da un inizio che poteva far pensare ad un gruppo di
forti estimatori dei Rage Against The Machine, per poi mirare
invece ad un trascinante grunge con forti richiami degni di
Movida, Pearl Jam e forse anche un po' Soundgarden. Parallelismi
a parte, i Poa convincono su tutta la linea: originali, tecnicamente
bravi, carismatici, trascinanti. Nota di merito al vocalist
Domenico che, oltre a sfoggiare un'apprezzabile chioma di
dreadlocks e una t-shirt nera 'Killer Loop', tira fuori una
voce notevole con tanto di urlo nu-metal che emerge persino
sul 'frastuono' dei suoi musicisti. Ma non finisce qui, perché
nel finale suona pure la tastiera, completando così
una performance che si avvale dei brani 'Moto universale',
'Claustrofobia', 'Cielo di cenere', 'Spettri'. I testi? Buoni.
La Sposa Cadavere esulta naturalmente per i versi di 'Spettri'
("Precipito verticalmente in un letto di fuoco/La notte
onnivora divora il mio stomaco/E muri bianchi riflettono i
miei spettri/La luce sorda deforma gli oggetti"), strizza
l'occhio a "E mi lancio nel vuoto ed è un volo
reale/e niente può far male, nessuno morire/E lancio
nel vuoto parole e immagini/che strette nel mio ventre continuano
a pulsare/Mi sento in bilico/meraviglioso come un giorno tiepido/sto
volando libero/tra muri di cristallo/e non cado...non cado"
('Moto universale'), danza sulle note di "Opache distanze,
vedo visi distorti/E quello che ho intorno è una genia
di un colore solo/Mi sento un dettaglio, un gemito chiuso
nel mucchio/La parte più normale, ma che può
ingoiare il tutto" ('Claustrofobia'). Volete conoscere
meglio i 'Poa'? Andate immediatamente su www.poarock.it!
Si chiamano 'Startrash' e sono i penultimi
ad esibirsi nel corso di questa lunga notte rock.
La band sambenedettese è composta
da Jacopo Consorti (voce e basso), Stefano Vespasiani (chitarra
e voce), Roberto Lucidi (batteria). Ebbene sì, qui
La Sposa Cadavere ha un piccolo cedimento emotivo perché,
nella piena consapevolezza di essere musa ispiratrice dei
Varechina Loredana, si trova a dover parlare dei suoi adorati
'figliocci' Jacopo e Stefano che questa volta si presentano
in veste di 'Startrash' insieme al tenero Roberto. Vedrò
di essere obiettiva con i miei adorati seguaci. Che tra l'altro,
pubblico testimone, sono stati protagonisti di una parentesi
davvero singolare tanto da conferire nuovo vigore anche a
chi, complice l'ora tarda, stava accusando qualche cedimento
di palpebra. I 'magnifici tre' propongono un genere hardcore
melodico di stampo californiano, ispirandosi ai Vandals, Nofx,
Pennywise, Hi-Standard, Blink 182, e si presentano sul palco
del Wave con un look fantasioso in stile 'ecclesiale', spillette
appuntate un po' ovunque e persino sugli strumenti, stravaganti
croci bianche disegnate e il classico colletto bianco modello
'prete rock'. Prima di iniziare la performance il vocalist
Jacopo esordisce dicendo : "Chi ci conosce sa che siamo
dei simpaticoni, ma questa volta vogliamo essere seri. Quindi
ci aggreghiamo all'appello del Santo Padre, e chiediamo di
riportare il dolce e caro Tommaso dal suo papà".
Un attimo di riflessione misto a panico, perché con
Jacopo non si sa mai come va a finire la faccenda. Tutto tranquillo
e, canzonatoria o seriosa che fosse l'introduzione, l'uragano
'Startrash' non tarda ad abbattersi sui presenti con la consueta
potenza musico-dissacratoria. Attaccano subito in stile punk
urlato e, per fortuna, cantano in inglese. E qui sottolineo
per fortuna, dal momento che i testi non sono proprio 'ortodossi'
e tra il pubblico ci sono bravi padri di famiglia accorsi
ad applaudire qualche giovane figliolo in gara. Dunque, i
titoli ve li propino subito in italiano per non ritardare
l'effetto sorpresa: 'Il viale dei culi infranti', 'Scoreggiare
orgogliosamente', 'Solo adesso', 'Non credo nel miracolo di
San Gennaro', 'Pieno d'amore (non è una canzone sulla
masturbazione)', per poi approdare all'aulica 'Se fossi foco
brucerei il mondo' di Cecco Angiolieri. Esilaranti, sboccacciati
e con scanzonati riferimenti 'sessual-border-line' che, se
presi con la giusta ironia, non guastano e danno quel sale
in più ad una band che trae linfa vitale dalla verve
assimilata dai due frontman dall'esperienza Varechina Loredana.
In altre parole, Andrea 'Wallace' Vecchiarelli docet. Miei
lugubri e curiosoni amici, ammettetelo che volete in pasto
qualche osceno passo tratto dai testi? Ebbene, per amor vostro
e dei miei 'figliocci' eviterò di coprire il mio cereo
volto con il velo nero, ed eccovi subito accontentati: "Io
cammino in questa strada/dove i culi rotti mi guardano/ho
paura e non voglio andare su Gay Tv/ci sono solo grandi uomini
neri/o donne non lo so/e per la mia sicurezza/ora io preferisco
camminare da solo/Il mio culo è stato infranto da te/
alle donne piace così/il mio buco ora è perfetto".
STOP! Fidatevi, basta così! Per sorridere un po', ecco
il testo dedicato ai petomani: "Io credo che scoreggiare
sia una cosa naturale e salutare/e non c'è nulla di
imbarazzante a riguardo/Mi impegnerò in prima persona/per
cambiare l'attitudine della società sulle scoregge/senti
anche tu quello che sento io?". L'esibizione degli 'Startrash'
prosegue con Jacopo che scende tra il pubblico e si cimenta
in un assolo di basso davanti al tavolo della giuria, viene
consumato e gettato tra il pubblico un plettro a pezzi, le
corde fumano e l'adorabile chitarrista Stefano 'Stivo' Vespasiani
(fratello d'arte, come non citare il genio creativo di uno
dei maggiori talenti dell'arte contemporanea come il ripano
Mario Vespasiani?) si cimenta saltellando e roteando gli occhietti
in una canzone d'amore che dedica ad un attonito e divertito
Franco Cameli. La conclusione? Bacio, bacio! Naturalmente
il Cameli prende le dovute distanze (lui ha le idee chiare
in proposito: gli piacciono solo le donne!) e Stivo si deve
accontentare di Jacopo. I due birbantelli si avvicinano, si
guardano intensamente negli occhi, si avvicinano e si mandano
reciprocamente a cagare (scusatemi il frasario lievemente
volgare, ma con gli 'Startrash' è indispensabile) con
un buffissimo gesto! Violenti ma indiscutibilmente simpatici,
gli Startrash concludono il loro momento di gloria con un
affettuoso (si fa per dire) omaggio verbale all'Enpals (Ente
Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Lavoratori dello
Spettacolo), in parole povere l'Inps dei musicisti. E ci lasciano
dicendo: "Noi siamo iscritti all'Enpals. Quando vi pulite
il culo fatelo con la carta dell'Enpals!". Piovono applausi.
L'onere di concludere la finale di Sotterranea
2006 tocca ai giovanissimi 'NoFearForFire' di Milano, grintosa
band composta da Luca Colombo (voce e chitarra), Manuel Lombardi
(batteria e voce), Marco Brivio (chitarra solista), Daniele
Forotti (basso e voce).
A dispetto della loro giovane età
i quattro boys milanesi suonano veramente bene, cantano in
lingua inglese, propongono un genere metal-rock pulito e corretto,
hanno una notevole presenza scenica supportata dal frontman
Luca Colombo che, oltre a un ghigno perfetto, tira fuori una
voce rabbiosa che tanto piace alla 'giuria sotterranea'. Belle
sonorità. Ad applaudire i 'NoFearForFire' c'è
un folto pubblico tra cui spiccano alcuni 'seguaci' milanesi,
ma anche numerosi presenti che non resistono alla tentazione
di seguire il frenetico ritmo rock proposto dalla band. Miei
lugubri amici, questi ragazzi hanno fatto ballare il Popolo
di Sotterranea e hanno conquistato un posto speciale nel cuore
de La Sposa Cadavere, che non può fare a meno di esultare
dinanzi a tanta adrenalina e provare un moto di tenerezza
per uno dei due chitarristi che sembra un delizioso incrocio
tra Harry Potter e Steve Albini. Assolutamente adorabili gli
altri componenti della band con tanto di batterista mancino,
che picchiano duro sugli strumenti (bellissima la chitarra
del vocalist) e sfoggiano un look da 'bravi ragazzi ma non
troppo'. Sanno il fatto loro e pure i testi non sono niente
male: 'Welcome aboard' ('Benvenuto a bordo'), 'We'll never
grow up' ('Non cresceremo mai'), 'Sotto fuoco amico', 'In
flames' ('In fiamme'), 'Scenes from a dream' (Scene da un
sogno'). Nei testi c'è un'abbondante presenza di 'yeah'
e 'oyee' quasi per riprendere fiato alla tirata dei versi
che vengono pronunciati a ritmo incessante dal bravo vocalist.
Alcuni passi? "Non puoi fermarmi adesso, chiudi gli occhi/Rilassati
e poi guarda il cielo/Di' le tue preghiere, non dimenticarti/Controlla
i miei segni vitali, sono ancora vivo?/Noi accenderemo il
fuoco/Poiché molte persone si sono perdute dentro/Vai
a sederti dietro a destra/E goditi questo viaggio" ('Welcome
aboard'). "Non riesco a sentire il dolore/Non riesco
a credere a quello che ho provato/Neanche in quello che ho
saputo/Qui io credo che sto andando a sbattere/Per colpa mia
ma da solo" ('In flames'). Ma il ritmo in crescendo lo
si raggiunge con i versi di 'Sotto fuoco amico', l'unico testo
in italiano, che attacca con "Un passo distante/mosse
strane/stesso sguardo di un tempo/sono un'altra croce/di un
assalto amico/è un errore antico/ma non è per
me/a cellule in fiamme grido/Yeah!Yeah!Yeah!".
É notte fonda quando un emozionatissimo
Franco Cameli, dopo lunga e ponderata consultazione con la
giuria, sale sul palco del 'Wave of Sound' per il tanto atteso
'verdetto' finale. Questo è un momento davvero importante
per l'inossidabile critico musicale e art director della manifestazione
che, onore al merito, sente improvvisamente piombargli addosso
tutta la stanchezza e il carico di responsabilità che
comporta il mettere in moto una kermesse così importante
e ben articolata come Sotterranea. Che quest'anno ha spento
le sue prime 14 candeline con il traguardo di essere l'unica
manifestazione che si occupa di rock emergente ad essere inserita
nel Sistema Integrato della Provincia di Ascoli. Ed ora, miei
lugubri e curiosi amici, ecco i vincitori della XIV edizione
di Sotterranea. Rullo di tamburi, squillo di trombe, pipistrelli
in volo, tarantole e scorpioni sui muri, ecco a voi dalla
spettrale voce della Sposa Cadavere i nomi dei premiati.
Gruppo primo classificato (700 euro): 'La
Stanza' di Casalecchio di Reno (BO).
Premio originalità (500 euro): 'Poa' di Campobasso.
Premio per il Testo con un Valore Letterario (300) euro: 'Racika
Totale' de L'Aquila.
Realizzazione di un demo con un brano presso lo studio discografico
MR di Pedaso di Luigi Bruti: 'The Second Moon of Zion' di
San Benedetto del Tronto.
Scende così l'oscuro sipario sulla
kermesse rock più amata da La Sposa Cadavere che, avvolta
in sulfurei veli neri, si appresta a raggiungere la sua spettrale
dimora in attesa di tornare a voi il prossimo anno. Il momento
del commiato è sempre il più tragico, si sa,
ma non disperate miei lugubri amici, perché vi capiterà
ancora di trovarmi negli anfratti di www.sotterranea.com.
Prima del saluto finale, colgo l'occasione per rivolgere un
plauso al mio alter ego, ovvero a quella meravigliosa creatura
lunare che è Miriam Giacinti, con la quale sono solita
condividere ogni anno l'iter sotterraneo, oltre che una solida
amicizia. Grazie a lei, i miei vitrei occhi hanno avuto un
raggio d'azione molto più vasto. Ma grazie anche a
Giacomo Antonini, per aver 'sopportato' da vero gentleman
il ciarlare continuo de La Sposa Cadavere seduta al suo fianco.
Grazie a Giacomo Cagnetti, paladino indiscusso che opera sempre
al fianco de La Sposa Cadavere subendone spesso stoicamente
anche i malumori. Grazie ad Alex Cantatore, validissimo musicista
e nuovo amico sotterraneo, e grazie alla strepitosa Raffaella
Ciufo per l'affetto e la devozione che nutre per La Sposa
Cadavere. Dulcis in fundo, grazie all'amatissimo collega Franco
Cameli per tutto quello che di rock mi ha insegnato in questi
anni. Ops! Mi sto commuovendo! Scende una lacrima gelida dal
mio pallido volto. Ma è una lacrima di gioia dedicata
al mio adorato Popolo Sotterraneo. A tutti voi il mio bacio
mortale.