Sotterranea secondo LA SPOSA CADAVERE
rositaspinozzi@tin.it




SOTTERRANEA 2006

SUSPENCE, ELEGANZA E ADRENALINA ALLE STELLE PER LA FINALISSIMA DELLA XIV EDIZIONE DI SOTTERRANEA

Domenica 26 marzo - Wave of Sound (San Benedetto del Tronto - AP)

Popolo Sotterraneo,
siamo giunti al termine di questo nostro viaggio musicale che, durante le quattro domeniche di marzo, ci ha visti condividere oscure emozioni sonore, stringere nuove amicizie, conoscere band provenienti da tutta Italia, emozionarci ed emozionare, ridere, scherzare, cazzeggiare, ma soprattutto ascoltare e valutare con tutto il nostro impegno le performance canore delle band partecipanti. Ebbene, miei lugubri amici, sarà difficile richiamare all'appello tutti i miei pipistrelli, chiudere a chiave la gabbia collocata negli anfratti del 'Wave of Sound' che ci ha ospitato e, soprattutto, far riposare i padiglioni auricolari in attesa del prossimo anno. Ma bando alle ciance, sciò alle malinconie! E tuffiamoci nei vapori sulfurei di questa strepitosa serata finale della XIV edizione di Sotterranea, magnifica creatura musicale scaturita nel lontano 1993 dalla mente diabolica di Franco Cameli. Un uomo, una garanzia. Un personaggio senza età, fuori dallo spazio e dal tempo. Unico. Avesse fatto un patto con Faust? Indagherò.

Questa sera sono presenti tutti e sette i gruppi in gara: 'Lamia' di Benevento, 'Malia' de L'Aquila, 'Nembrot' di Napoli, 'NoFearForFire' di Milano, 'Onirica' di Pesaro-Urbino, 'Poa' di Campobasso, 'Startrash' di San Benedetto del Tronto. Si prevede una lunga notte rock seguita dalla tradizionale cerimonia di premiazione che, come sempre, rappresenta il momento clou di Sotterranea.

Ad aprire la finalissima sono i 'Malìa' de L'Aquila, composti da Ivan Aquilio (voce), Andrea Angelosante (sintetizzatori e vocoder), Alessio De Paulis (chitarra), Alessandro Mattei (basso), Luigi Pasqua (batteria e pad).

La band ha un nome che profuma di sortilegio, incantesimo con il quale in passato si legava la volontà umana, e La Sposa Cadavere esulta nello scorrere il materiale cartaceo inerente i 'Malìa' (raffinatissimi, hanno fornito cartelle personalizzate con tanto di logo, introduzione, organico e testi). Sostengono che udire è un processo passivo, mentre ascoltare è un processo attivo perché coinvolge il cervello. Il loro programma? Acquisire la capacità di ascoltare il suono delle proprie cellule germinali per rifiutare forme esterne di condizionamento. Inizio procedura di ascolto incondizionato. Ed è così che dopo aver salutato il Popolo Sotterraneo dicendo di essere i primi ad esibirsi, quindi ad avere l'arduo compito di rompere il ghiaccio (cosa che sperano di fare bene), attaccano subito con le songs 'Polveri da apnea', 'L'amante di fragole', 'Cubrium'. Ed ecco diffondersi nell'aria una nenia con voce metallica che fa molto cyborg e ricorda il 'cervellotico' Don Zauker di Daitarn III, tanto per dare ai presenti un assaggio dell'atmosfera techno che seguirà. Dopodiché parte il ritmo: vivacissimo, quasi dance, bella la sezione ritmica e molto bravo il bassista. Un plauso anche allo smilzo vocalist Ivan, dall'aspetto frontman inglese, che conquista indubbiamente per interpretazione e presenza scenica. Ma La Sposa Cadavere esulta per la classe del chitarrista che sfoggia un look di tutto rispetto mostrandosi elegantissimo nel suo completo nero ravvivato unicamente da una collanina che fa pendant con il cerchietto dorato al lobo sinistro. Ultimo tocco geniale: la chitarra rosa. Della serie la classe non è acqua. Essere eleganti senza apparire fuori tono ad un concorso rock non è facile impresa. Onore al merito e un bel dieci e lode ad Alessio. Buoni i testi, soprattutto quelli in cui la malìa regna sovrana. Un esempio? I versi "Filtro d'amore/distillato indolore/è l'immagine gelida/prosciugata di te/fuori dettaglio/ricoperti da fango/etnicamente compressi/da retaggi di re" tratti da 'Polveri di apnea', ma anche "Da voltaggi accesi/replicante attesa/iridescente grana/ti possiede vana/perditempo osè/nell'immagine caduta/fili intelligenti/per coscienza estranea" ('L'amante di fragole') e "Prese le distanze da qui/viscidi ricordi di una polarità/è l'ozioso requiem tra giocattoli che/stringono gli spazi alle mie sonorità" ('Cubrium'). La band si congeda con il vocalist che straccia un pezzo di carta: nulla più da dire. E anche La Sposa Cadavere non ne ha, se non un bel bravi! Per saperne di più sui 'Malìa' fiondatevi su www.maliaband.it.

I 'Lamia' arrivano da Benevento e sono Enrico Falbo (voce e chitarra), Michele Intorcia (basso), Marco Boscaino (batteria), Giampaolo Abate (synth orchestra) Giulio Cestrone (chitarra).

Propongono un bellissimo indie pop con brani che iniziano con un velo malinconico per poi approdare a qualche virata noise e accelerare in un emozionante crescendo. Degno di standing ovation quello dell'esibizione finale. La Sposa Cadavere esulta per la straordinaria voce di Enrico (una delle più belle della XIV edizione di Sotterranea), che unisce il carisma delle sue corde vocali ad una presenza scenica essenziale e look informale sul quale troneggia una capigliatura folta, raccolta distrattamente in una sorta di codino. Suggestivi bassista e chitarrista che suonano di spalle l'atmosferico inizio dell'ultimo pezzo, perfette le giacche indossate da tre componenti della band, graziosi i copricapi sfoggiati dagli altri boys. Da sottolineare la presenza delle giacche in quest'ultima 'serata sotterranea', giacche indossate con piglio diverso ma davvero tutte azzeccate nello stile. Ma, look a parte, anche stavolta è accaduto il medesimo fattaccio verificatosi nella prima serata di domenica 5 marzo: sprofonda un altro batterista! Dopo quello dei 'Noiseslot', questa volta è toccato a Marco Boscaino subire le conseguenze del capriccioso seggiolino in cui è seduto, quindi trovarsi catapultato nelle viscere del palco sotterraneo. E qui è doverosa una precisazione per sfatare un po' le voci (vere o false? Vi lascio nel dubbio, miei lugubri amici!) che descrivono La Sposa Cadavere in disaccordo con i batteristi. In altre parole declino ogni responsabilità dal novello capitombolo del malcapitato di turno! Nessun rituale magico a dispetto dei poveri batteristi che poggiano le chiappe sul famigerato seggiolino, perché La Sposa Cadavere adora e protegge ogni musicista intervenuto a Sotterranea. Anzi, a partire da oggi, si ingegnerà in incantesimi benevoli affinché altre vittime inconsapevoli non sprofondino nelle viscere della terra a lei tanto familiari. Ma passiamo ai testi dei 'Lamia': poetici, ben articolati, perfetti per la voce del cantante. Bello il passo "Mi lascerò guidare/da questo spirito cieco/e fuggirò da chi pur vedendo/ha smarrito il suo tempo/Mi cercherai nel vento/mi rivedrai d'inverno/le mie sventure inebriano il cuore/di chi ha perduto il dolore" tratto da 'Spirito cieco'. Ma La Sposa Cadavere pone l'accento sui versi "Scivolerà la mia restante vita/si scioglierà nella dolce foschia/ La mia follia mi colerà dagli occhi ormai/...così vedrò cadere un grigio angelo/...così avrò un triste amico a cui parlare/di un mondo che non c'è..." tratto da 'Eufonia del pianto' e "Io resto immobile/cogliendo dentro me/quell'io che riempirà/questa viva eternità/smuovendo via da sé/quei confini sterili/per me...per te... 'La sola infinità'. Miei ingordi amici, volete saperne di più sui 'Lamia'? Fate una full immersion su www.lamia.net.

Piccola pausa e, una volta ricomposta la pedana, salgono sul palco del 'Wave of Sound' i 'Nembrot' di Napoli. Ovvero Gregorio Cassataro (chitarra), Pasquale Pierno (voce e chitarra), Francesco Napolitano (voce e basso), Carmine Morelli (batteria).


La lezione dei Sonic Youth sembra essere stata più che assimilata dai quattro musicisti, che creano segmenti noise per poi cedere il passo a spettacolari 'muri' di chitarre. I testi? Incisivi, essenziali, della serie 'musica non parole', infatti sono i virtuosisismi delle sette note a farla da padrona durante la loro performance caratterizzata da un noise che 'prende', supportato da chitarre metalliche. Due i brani proposti: il pessimista 'Elemosina' ("Osserva e gioca/gioca, mani rosse di sangue/sangue, che concima la terra/terra, sotto i piedi nudi/Elemosina, la tua libertà/te la darò, un giorno te la darò/ma per ora, fame e terrore/e non ti resta che morire) e l'ipnotico 'Memorie di un uomo che non sa di esistere', una sorta di nenia in cui finisce tutto in abile (abile, consolabile, adattabile, amabile, labile, inviolabile...). Davvero coinvolgente il secondo pezzo dove il barbuto cantante cede la voce al bassista che emette parole come lamenti, prima che il suono misto a rumore 'esploda' facendo riecheggiare le pareti del 'Wave of Sound'. Sono suoni che hanno più di vent'anni, ma splendono ancora meravigliosi. Suoni che non vengono interrotti neanche al volo di un plettro, prontamente raccolto e consegnato dal riccioluto Luca dei Lotus che siede in prima fila. Per la cronaca, bisogna attribuire il Premio Fedeltà a Luca De Falco e Davor Milito, rispettivamente chitarrista e bassista dei 'Lotus' di San Benedetto che, dopo essersi esibiti nella seconda serata di 'Sotterranea', sono stati sempre presenti e pronti ad applaudire le esibizioni degli altri gruppi in gara. La Sposa Cadavere e lo staff di Sotterranea apprezzano e ringraziano.

Un sussulto al solo pronunciare il nome del prossimo gruppo in gara! Si tratta degli 'Onirica' di Pesaro-Urbino.

Un nome che dovrebbe suonare come una garanzia e già La Sposa Cadavere si predispone a prestare le sue gelide orecchie ai suoni più dark di inizio millennio. Ma rimane sorpresa dalle attitudini pop-rockettare del gruppo composto da Heros Macci (voce e chitarra), Euro Lucarini (tastiere e cori), Giacomo Ricci (chitarra), Luigi Tagliabracci (batteria), Sauro santi (basso), Francesca Paolucci (voce e cori). La band ha stile, suona bene e osa anche un pezzo con chitarra slide, ma slitta inevitabilmente su cover modello pop anni '80. Peccato! Assolutamente inevitabile pensare a 'Voices' di Russ Ballard quando il vocalist attacca il pezzo 'Voce', come pure saltano alle orecchie sonorità che fanno molto Simple Minds e Tears for Fears, oltre non mi pronuncio. Resta il fatto che gli 'Onirica' non mi dispiacciono affatto perché sono tecnicamente bravi e audaci nel loro modo di proporsi. Punto di forza: il cantante chitarrista Heros Macci, supportato dalla graziosa voce dell'altrettanto graziosa Francesca Paolucci. Unica presenza femminile in una serata in cui si esibiscono tutti 'maschiacci', quindi è doveroso fare un inchino alla delicata presenza di questa girl che conquista La Sposa Cadavere per la naturalezza con cui appare sul palco, in jeans e casacchina campestre, viso acqua e sapone. Assolutamente irresistibile il contrasto diabolico caratterizzato dal 'serpentello argenteo' che le circonda il bianco collo: La Sposa Cadavere applaude soddisfatta! Molto carino anche il cappellino variopinto del batterista Luigi, che sfoggia un pizzetto mefistofelico che ben s'intona al contesto. Ma passiamo ai testi permeati dal sound trascinante e dalla nenia ritmica proposti nella 'Sindrome di Stendhal' ("Come luce si accendono/le tue ali di cene...sei....cosa sei?/La mia Mente ritorna in sè/le domande mi assalgono/Vedo un Angelo qui con me/perchè ha smesso di Credere"), per poi passare all'onirica ##002# ("Ora, lasciami dormire ancora/e non svegliarmi più/Ti giuro/io ci ho provato/ma sai/non è facile.../nei sogni/qui lo sai ci vivo/ma sai!") e l''incriminata' 'Voce' assai incisiva nei passi "Spingi forte sui tuoi calli/spingi anche se brucia/grida ai buoi che con l'aratro/facciano più in fretta/Spingi grida e sputa/facciano più in fretta/spingi grida e sputa/ dai...che c'è la luna".

Ecco una band strepitosa e carica di energia che il Popolo Sotterraneo ricorderà a lungo. Sono i 'Poa' di Campobasso con una validissima line up in cui 'militano' Domenico Santorelli (voce, rodhes piano, minimoog), Armando Graziano (chitarra), Mario Scatolone (basso e voce), Gianfranco Guglielmi (batteria).

Nati nel 1996, i 'Poa' si avvalgono di un repertorio che pesca principalmente nel rock anni Sessanta/Settanta, prima fonte di ispirazione, non mancando di aprire concerti di band importanti quali Negrita, Litfiba, Movida. La loro musica trae senza dubbo ispirazione dal modello anglosassone, ma rimane fermo lo sforzo verso una decisa personalizzazione, pertanto l'attenzione si concentra sulla ricerca di suoni crudi e vecchio stampo, su una ritmica serrata e decisa. Armonicamente, nei limiti del possibile, cercano di evitare i cliché più scontati contando sull'apporto dei cori come complemento al lavoro delle chitarre, e di strumenti, non proprio di ultima generazione, come il rodhes piano e il moog. Negli anni il gruppo ha avuto modo di partecipare a manifestazioni importanti quali M.E.I., Tim Tour, Rock Targato Italia, Emergenza Rock, mentre nel 2005 si aggiudica le selezioni regionali dell' 'Arezzo Wave Love Festival'. Con i Poa il palco del 'Wave of Sound' torna a cibarsi di grinta, energia, ribellione, sancite da un inizio che poteva far pensare ad un gruppo di forti estimatori dei Rage Against The Machine, per poi mirare invece ad un trascinante grunge con forti richiami degni di Movida, Pearl Jam e forse anche un po' Soundgarden. Parallelismi a parte, i Poa convincono su tutta la linea: originali, tecnicamente bravi, carismatici, trascinanti. Nota di merito al vocalist Domenico che, oltre a sfoggiare un'apprezzabile chioma di dreadlocks e una t-shirt nera 'Killer Loop', tira fuori una voce notevole con tanto di urlo nu-metal che emerge persino sul 'frastuono' dei suoi musicisti. Ma non finisce qui, perché nel finale suona pure la tastiera, completando così una performance che si avvale dei brani 'Moto universale', 'Claustrofobia', 'Cielo di cenere', 'Spettri'. I testi? Buoni. La Sposa Cadavere esulta naturalmente per i versi di 'Spettri' ("Precipito verticalmente in un letto di fuoco/La notte onnivora divora il mio stomaco/E muri bianchi riflettono i miei spettri/La luce sorda deforma gli oggetti"), strizza l'occhio a "E mi lancio nel vuoto ed è un volo reale/e niente può far male, nessuno morire/E lancio nel vuoto parole e immagini/che strette nel mio ventre continuano a pulsare/Mi sento in bilico/meraviglioso come un giorno tiepido/sto volando libero/tra muri di cristallo/e non cado...non cado" ('Moto universale'), danza sulle note di "Opache distanze, vedo visi distorti/E quello che ho intorno è una genia di un colore solo/Mi sento un dettaglio, un gemito chiuso nel mucchio/La parte più normale, ma che può ingoiare il tutto" ('Claustrofobia'). Volete conoscere meglio i 'Poa'? Andate immediatamente su www.poarock.it!

Si chiamano 'Startrash' e sono i penultimi ad esibirsi nel corso di questa lunga notte rock.

La band sambenedettese è composta da Jacopo Consorti (voce e basso), Stefano Vespasiani (chitarra e voce), Roberto Lucidi (batteria). Ebbene sì, qui La Sposa Cadavere ha un piccolo cedimento emotivo perché, nella piena consapevolezza di essere musa ispiratrice dei Varechina Loredana, si trova a dover parlare dei suoi adorati 'figliocci' Jacopo e Stefano che questa volta si presentano in veste di 'Startrash' insieme al tenero Roberto. Vedrò di essere obiettiva con i miei adorati seguaci. Che tra l'altro, pubblico testimone, sono stati protagonisti di una parentesi davvero singolare tanto da conferire nuovo vigore anche a chi, complice l'ora tarda, stava accusando qualche cedimento di palpebra. I 'magnifici tre' propongono un genere hardcore melodico di stampo californiano, ispirandosi ai Vandals, Nofx, Pennywise, Hi-Standard, Blink 182, e si presentano sul palco del Wave con un look fantasioso in stile 'ecclesiale', spillette appuntate un po' ovunque e persino sugli strumenti, stravaganti croci bianche disegnate e il classico colletto bianco modello 'prete rock'. Prima di iniziare la performance il vocalist Jacopo esordisce dicendo : "Chi ci conosce sa che siamo dei simpaticoni, ma questa volta vogliamo essere seri. Quindi ci aggreghiamo all'appello del Santo Padre, e chiediamo di riportare il dolce e caro Tommaso dal suo papà". Un attimo di riflessione misto a panico, perché con Jacopo non si sa mai come va a finire la faccenda. Tutto tranquillo e, canzonatoria o seriosa che fosse l'introduzione, l'uragano 'Startrash' non tarda ad abbattersi sui presenti con la consueta potenza musico-dissacratoria. Attaccano subito in stile punk urlato e, per fortuna, cantano in inglese. E qui sottolineo per fortuna, dal momento che i testi non sono proprio 'ortodossi' e tra il pubblico ci sono bravi padri di famiglia accorsi ad applaudire qualche giovane figliolo in gara. Dunque, i titoli ve li propino subito in italiano per non ritardare l'effetto sorpresa: 'Il viale dei culi infranti', 'Scoreggiare orgogliosamente', 'Solo adesso', 'Non credo nel miracolo di San Gennaro', 'Pieno d'amore (non è una canzone sulla masturbazione)', per poi approdare all'aulica 'Se fossi foco brucerei il mondo' di Cecco Angiolieri. Esilaranti, sboccacciati e con scanzonati riferimenti 'sessual-border-line' che, se presi con la giusta ironia, non guastano e danno quel sale in più ad una band che trae linfa vitale dalla verve assimilata dai due frontman dall'esperienza Varechina Loredana. In altre parole, Andrea 'Wallace' Vecchiarelli docet. Miei lugubri e curiosoni amici, ammettetelo che volete in pasto qualche osceno passo tratto dai testi? Ebbene, per amor vostro e dei miei 'figliocci' eviterò di coprire il mio cereo volto con il velo nero, ed eccovi subito accontentati: "Io cammino in questa strada/dove i culi rotti mi guardano/ho paura e non voglio andare su Gay Tv/ci sono solo grandi uomini neri/o donne non lo so/e per la mia sicurezza/ora io preferisco camminare da solo/Il mio culo è stato infranto da te/ alle donne piace così/il mio buco ora è perfetto". STOP! Fidatevi, basta così! Per sorridere un po', ecco il testo dedicato ai petomani: "Io credo che scoreggiare sia una cosa naturale e salutare/e non c'è nulla di imbarazzante a riguardo/Mi impegnerò in prima persona/per cambiare l'attitudine della società sulle scoregge/senti anche tu quello che sento io?". L'esibizione degli 'Startrash' prosegue con Jacopo che scende tra il pubblico e si cimenta in un assolo di basso davanti al tavolo della giuria, viene consumato e gettato tra il pubblico un plettro a pezzi, le corde fumano e l'adorabile chitarrista Stefano 'Stivo' Vespasiani (fratello d'arte, come non citare il genio creativo di uno dei maggiori talenti dell'arte contemporanea come il ripano Mario Vespasiani?) si cimenta saltellando e roteando gli occhietti in una canzone d'amore che dedica ad un attonito e divertito Franco Cameli. La conclusione? Bacio, bacio! Naturalmente il Cameli prende le dovute distanze (lui ha le idee chiare in proposito: gli piacciono solo le donne!) e Stivo si deve accontentare di Jacopo. I due birbantelli si avvicinano, si guardano intensamente negli occhi, si avvicinano e si mandano reciprocamente a cagare (scusatemi il frasario lievemente volgare, ma con gli 'Startrash' è indispensabile) con un buffissimo gesto! Violenti ma indiscutibilmente simpatici, gli Startrash concludono il loro momento di gloria con un affettuoso (si fa per dire) omaggio verbale all'Enpals (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Lavoratori dello Spettacolo), in parole povere l'Inps dei musicisti. E ci lasciano dicendo: "Noi siamo iscritti all'Enpals. Quando vi pulite il culo fatelo con la carta dell'Enpals!". Piovono applausi.

L'onere di concludere la finale di Sotterranea 2006 tocca ai giovanissimi 'NoFearForFire' di Milano, grintosa band composta da Luca Colombo (voce e chitarra), Manuel Lombardi (batteria e voce), Marco Brivio (chitarra solista), Daniele Forotti (basso e voce).

A dispetto della loro giovane età i quattro boys milanesi suonano veramente bene, cantano in lingua inglese, propongono un genere metal-rock pulito e corretto, hanno una notevole presenza scenica supportata dal frontman Luca Colombo che, oltre a un ghigno perfetto, tira fuori una voce rabbiosa che tanto piace alla 'giuria sotterranea'. Belle sonorità. Ad applaudire i 'NoFearForFire' c'è un folto pubblico tra cui spiccano alcuni 'seguaci' milanesi, ma anche numerosi presenti che non resistono alla tentazione di seguire il frenetico ritmo rock proposto dalla band. Miei lugubri amici, questi ragazzi hanno fatto ballare il Popolo di Sotterranea e hanno conquistato un posto speciale nel cuore de La Sposa Cadavere, che non può fare a meno di esultare dinanzi a tanta adrenalina e provare un moto di tenerezza per uno dei due chitarristi che sembra un delizioso incrocio tra Harry Potter e Steve Albini. Assolutamente adorabili gli altri componenti della band con tanto di batterista mancino, che picchiano duro sugli strumenti (bellissima la chitarra del vocalist) e sfoggiano un look da 'bravi ragazzi ma non troppo'. Sanno il fatto loro e pure i testi non sono niente male: 'Welcome aboard' ('Benvenuto a bordo'), 'We'll never grow up' ('Non cresceremo mai'), 'Sotto fuoco amico', 'In flames' ('In fiamme'), 'Scenes from a dream' (Scene da un sogno'). Nei testi c'è un'abbondante presenza di 'yeah' e 'oyee' quasi per riprendere fiato alla tirata dei versi che vengono pronunciati a ritmo incessante dal bravo vocalist. Alcuni passi? "Non puoi fermarmi adesso, chiudi gli occhi/Rilassati e poi guarda il cielo/Di' le tue preghiere, non dimenticarti/Controlla i miei segni vitali, sono ancora vivo?/Noi accenderemo il fuoco/Poiché molte persone si sono perdute dentro/Vai a sederti dietro a destra/E goditi questo viaggio" ('Welcome aboard'). "Non riesco a sentire il dolore/Non riesco a credere a quello che ho provato/Neanche in quello che ho saputo/Qui io credo che sto andando a sbattere/Per colpa mia ma da solo" ('In flames'). Ma il ritmo in crescendo lo si raggiunge con i versi di 'Sotto fuoco amico', l'unico testo in italiano, che attacca con "Un passo distante/mosse strane/stesso sguardo di un tempo/sono un'altra croce/di un assalto amico/è un errore antico/ma non è per me/a cellule in fiamme grido/Yeah!Yeah!Yeah!".

É notte fonda quando un emozionatissimo Franco Cameli, dopo lunga e ponderata consultazione con la giuria, sale sul palco del 'Wave of Sound' per il tanto atteso 'verdetto' finale. Questo è un momento davvero importante per l'inossidabile critico musicale e art director della manifestazione che, onore al merito, sente improvvisamente piombargli addosso tutta la stanchezza e il carico di responsabilità che comporta il mettere in moto una kermesse così importante e ben articolata come Sotterranea. Che quest'anno ha spento le sue prime 14 candeline con il traguardo di essere l'unica manifestazione che si occupa di rock emergente ad essere inserita nel Sistema Integrato della Provincia di Ascoli. Ed ora, miei lugubri e curiosi amici, ecco i vincitori della XIV edizione di Sotterranea. Rullo di tamburi, squillo di trombe, pipistrelli in volo, tarantole e scorpioni sui muri, ecco a voi dalla spettrale voce della Sposa Cadavere i nomi dei premiati.

Gruppo primo classificato (700 euro): 'La Stanza' di Casalecchio di Reno (BO).
Premio originalità (500 euro): 'Poa' di Campobasso.
Premio per il Testo con un Valore Letterario (300) euro: 'Racika Totale' de L'Aquila.
Realizzazione di un demo con un brano presso lo studio discografico
MR di Pedaso di Luigi Bruti: 'The Second Moon of Zion' di San Benedetto del Tronto.

Scende così l'oscuro sipario sulla kermesse rock più amata da La Sposa Cadavere che, avvolta in sulfurei veli neri, si appresta a raggiungere la sua spettrale dimora in attesa di tornare a voi il prossimo anno. Il momento del commiato è sempre il più tragico, si sa, ma non disperate miei lugubri amici, perché vi capiterà ancora di trovarmi negli anfratti di www.sotterranea.com. Prima del saluto finale, colgo l'occasione per rivolgere un plauso al mio alter ego, ovvero a quella meravigliosa creatura lunare che è Miriam Giacinti, con la quale sono solita condividere ogni anno l'iter sotterraneo, oltre che una solida amicizia. Grazie a lei, i miei vitrei occhi hanno avuto un raggio d'azione molto più vasto. Ma grazie anche a Giacomo Antonini, per aver 'sopportato' da vero gentleman il ciarlare continuo de La Sposa Cadavere seduta al suo fianco. Grazie a Giacomo Cagnetti, paladino indiscusso che opera sempre al fianco de La Sposa Cadavere subendone spesso stoicamente anche i malumori. Grazie ad Alex Cantatore, validissimo musicista e nuovo amico sotterraneo, e grazie alla strepitosa Raffaella Ciufo per l'affetto e la devozione che nutre per La Sposa Cadavere. Dulcis in fundo, grazie all'amatissimo collega Franco Cameli per tutto quello che di rock mi ha insegnato in questi anni. Ops! Mi sto commuovendo! Scende una lacrima gelida dal mio pallido volto. Ma è una lacrima di gioia dedicata al mio adorato Popolo Sotterraneo. A tutti voi il mio bacio mortale.

 

 

 

 
 
best view 1024x768