Sotterranea 2006 - Terza serata finale - Domenica 19/03/2006
SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP), WAVE OF SOUND -
Come consuetudine vuole fin dal pomeriggio mi aggiro tra musici
in attesa e fonici pazienti. Come consuetudine sta diventando anche
la "defezione all'ultimo minuto" eh sì, anche
oggi ci sono vittime degli imprevisti: Il Bacio di Giuda, Dilaudid
e Lampigrevi non sono riusciti ad approdare sulle nostre coste.
Le Sifflet Public, questo il nome della prima
band della terza serata che giunge da Verona.
UP
(1) La band [buona intesa musicale tra i cinque componenti, adeguate
capacità tecniche e precisione esecutiva sono senza dubbio
dei punti forti per chi ha intenzione di affermarsi sul mercato
discografico; l'ultima pubblicazione del quintetto veronese si intitola
"Nessuno mi può giudicare!" evidentemente
io sono il signor nessuno!].
(2) Gli arrangiamenti [ben curati e probabilmente anche molto provati,
vedono protagoniste le due chitarre con intrecci precisi e suoni
passabili. La sezione ritmica marca notevolmente il ritmo e dà
ottima spinta ai brani].
(3) Salta ["Salta in silenzio salta per me / sfrutta questo
suono in fondo paghi per averne". Finalmente qualcuno che la
canta chiara, quando si sente una band con la "spinta"
non basta ascoltare bisogna anche mettersi in gioco e farsi trasportare!
peccato che gli impalati-spettatori presenti non abbiamo recepito,
eppure il messaggio era chiaro!... l'unica incognita che mi balza
in mente è che per vedere le bands di Sotterranea non si
paga biglietto e chissà che non sia proprio questo il deterrente
per non sciogliersi. Per tornare sul brano "salta" dei
L.S.P., bello, trascinante e ben eseguito].
&
DOWN
(1) Il feeling [ho già citato l'intesa musicale. Ma il feeling
con il palco, con l'individuo che mi suona a fianco e la voglia
di trasmettere al pubblico, non mi è sembrata comune alla
band. Ed i tre che hanno espresso più partecipazione mi sono
sembrati con intenti differenti, del tipo: "Io suono per me".
Magari non a tutti è sembrata così, ma a me è
parso proprio così].
(2) Il cantante [dotato di voce con un buon volume, che non sfrutta
a dovere. Si esibisce senza tener conto di dov'è e con chi
è, dà l'idea di sentirsi più solista che frontman
di una band].
(3) L'originalità [non sembrano molto originali. Il problema
non è tanto sul genere quanto sulla standardizzazione degli
arrangiamenti. Per variarli "basta poco, che ce vo'?"
(traduzione: "Che ci vuole?") provateci, tentar non nuoce].
Z.T.L. è l'acronimo con cui si presenta
la seconda band della serata che arriva da Pesaro-Urbino.
UP
(1) La cantante [Voce tagliente e potente, nelle melodie proposte
utilizzata con buon istinto. Purtroppo le melodie sono pochine e
le parole poco comprensibili tuttavia la voce risulta un elemento
significativo nella band].
(2) Arrangiamento [crudo, così viene servito l'arrangiamento
dei brani che sono un punto da cui partire per migliorare].
(3) Sezione ritmica [la batteria esegue con imperfezioni veniali,
dovute anche all'eccessivo lavoro svolto, ciò nonostante
la fascia ritmica non ne risente, dato l'ottimo sostegno del bassista
che inventa giri di buon supporto per le canzoni].
&
DOWN
(1) Le chitarre [l'arrangiamento crudo viene spesso compromesso
dal lavoro dei chitarristi che, spesso troppo simile fra loro, sporca
e rende caotica la partitura].
(2) Sei-sei-ci-elle [66cl. Purtroppo non è un inno alla "baffo
d'oro" ma probabilmente è la fonte di ispirazione del
brano, cito stralci "Sorprendimi ancora, respingimi finché
puoi Cristo non trattenermi voglio farmi bere 66 cl della
mia follia mordimi ancora succhiami finché puoi
sconvolgimi ancora stuprami finché puoi" A parer
mio sono più parole che emozioni o fatti].
(3) L'esibizione [non si fa notare l'intesa fra i componenti e anche
in questo caso non mi sembra che si suoni con una band, ma ognuno
per sé].
Arrivano dalla provincia di Teramo gli Entropy
di Roseto
UP
(1) Il cantante [buona la voce che si inerpica su melodie non facili
con note di discreta difficoltà. Carino anche il solo di
chitarra eseguito, spunto sufficientemente fresco nello stagno sonoro
che a tratti emerge].
(2) Basso [suona preciso il bassista ma fa fatica a supportare la
sezione ritmica condizionata da una batteria un po' legnosa].
(3) L'atteggiamento [c'è buon feeling sul palco e sembra
che la band sia coesa, fa piacere che, essendo una formazione giovane,
si sia esibita senza eccessive pretese se non quella di fare un
buona figura].
&
DOWN
(1) Il caos [imperante un po' ovunque il caos conquista il genere
musicale, l'arrangiamento è l'armadio dei membri della band
in poche parole il caos conquista la scena].
(2) Saluti e baci [a qualcuno e piaciuto e forse sarebbe piaciuto
anche a me se non ci fosse stata la volontà ostinata di salutare
e ringraziare. Il mixerista alla fine dell'esibizione spegne i microfoni,
bisogna saperlo, non bisogna urlare dal palco al mixerista di dare
volume perché bisogna ringraziare tutto e tutti giuria in
primis e fare tanti, tanti, tanti auguri alle altre band il
palco è un postaccio, bisogna essere ben misurati e consapevoli
di dove si è!].
(3) Il tastierista [il lavoro è discreto ed i tappeti sonori
proposti non sono malvagi ma manca la personalità credo
che sia lo strumento che si è spinto maggiormente verso la
leggibilità uditiva ma di lavoro da fare ce n'è ancora].
La quarta band è l'unica formazione Picena
della serata e gioca in casa il "vetusto" (si fa per dire)
trio sambenedettese The Second Moon of Zion.
UP
(1) La chitarra [stasera non c'è di meglio, forse neanche
nelle altre sere ero riuscito ad ascoltare una chitarra così
ben mirata e vitale. Timbrica lievemente scura, ripartisce il lavoro
tra spunti post-rock e noise. Nel finale dell'esibizione non si
lascia scappare un innesco (effetto Larsen) ma costruisce con pazienza
un feedback guidato nel suo percorso fino alla conclusione. Quando
finisce il feedback, e quindi la performance, termina anche il "conversation
time". Disconnessione avvenuta, tempo di conversazione cessato
tutti a casa].
(2) La performance [ottima l'intuizione con cui riescono a vestire
il proprio nome identificando ognuno il proprio spazio].
(3) Sezione ritmica [dritta e percussiva. Così definirei
la performance della sezione in questione. La batteria è
incisiva ma consapevole di quando smettere di colpire ed iniziare
ad accompagnare il brano. Il basso sta sul pezzo non eccelle ma
in questo modo non deborda e meglio non si può definire con
il termine "dritto"]
&
DOWN
(1) I Placebo [io i Placebo non li digerisco facilmente ed alcuni
punti mi sono venuti in mente Tuttavia, sono disposto a perdonare
questo "atteggiamento lascivo" visto che l'intento della
costruzione sonora divergeva alquanto].
(2) Imprecisione [una sul primo coro e poco più di un paio
per sezione ritmica, ma si tratta di trovare il pelo nell'uovo
ma dato che il pelo piaciucchia... (pardon per il neologismo)].
(3) Avanzamento [due su tre componenti non sono nuovi a Sotterranea
e solitamente suonavano in band rumorose ed un po' confusionarie.
Hanno impiegato parecchi anni per trovare la formazione giusta ed
efficace ma ci sono riusciti. Voto negativo per il tempo impiegato
a trovare "il progetto". Voto molto negativo per aver
abbandonato i fasti del noise, non quello dei feedback ben costruiti,
ma quello della perdita di coscienza civile per privilegiare la
"coscienza sonica"].
Mi ripeto: so essere noioso. E' una delle mie
innumerevoli qualità. Ecco la solita precisazione: in questa
pagina ho espresso la mia idea e non ho pronunciato una sentenza.
Non v'è piaciuta la mia idea? Beh, ve ne piaceranno delle
altre. Vi è piaciuta la mia idea? Attenzione musici, appena
voltate l'angolo prenderete una "mazzata".
Una band con qualità, una band con spunti,
una band con feeling. L'ultima, con tutte e tre le caratteristiche
cosa voglio di più? Per stasera direi che può
bastare. Bravi!